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Stp, meno peso al socio di capitale

La disciplina sulle Società tra professionisti prende forma. Il ministero della giustizia, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, infatti, ha chiarito al suo interno una serie di nodi e si avvia a completare la stesura del provvedimento atteso ufficialmente per il primo luglio. Accogliendo probabilmente le richieste degli ordini, i soci di capitali (comunque di minoranza) e i professionisti avranno un ruolo per lo più paritetico nelle future Stp.

Più indigesta invece sarà la previsione dell’iscrizione delle Stp (ai fini del controllo deontologico) presso l’ordine considerato prevalente nello statuto. Nessuna previsione invece è prevista al momento sul fronte previdenziale. Il socio professionista a quale gestione dovrà versare? Da un provvedimento ad un altro, è pressoché ultimato ed è ora all’attenzione dei magistrati del Consiglio di stato anche il decreto ministeriale che dovrà contenere i parametri per i compensi nelle liquidazioni giudiziali, così come fervono i lavori sul dpr di riforma vero e proprio, atteso per il prossimo 13 agosto.

Il fronte societario. Fra le norme destinate a contraddistinguere il futuro delle Stp ci sono quelle sulle incompatibilità. Al professionista ma anche ai soci di capitale (contrariamente alle prime indiscrezioni) infatti è vietato di partecipare a più società e tale incompatibilità si determina anche nel caso della società multidisciplinare. C’è poi il nodo dell’iscrizione della Stp. Uno dei punti più controversi della discussione, infatti, è stato fino ad ora proprio quello della sua iscrizione, se in sostanza cioè questa debba essere iscritta in una sezione speciale dell’albo appositamente dedicata oppure no. L’ufficio legislativo di via Arenula sembra orientato a un doppio regime: gli albi professionali dovranno prevedere una sezione ad hoc per le Stp ma anche che questa dovrà essere iscritta presso l’albo o il registro dell’ordine o collegio professionale relativo all’attività individuata come prevalente nello statuto o nell’atto costitutivo. In base allo schema di regolamento attuativo, poi, l’iscrizione della società sarà obbligatoria anche al Registro delle imprese e ancora non saranno solo i soci professionisti a rispettare il codice deontologico del proprio ordine di appartenenza ma anche le stesse Stp. Se la violazione deontologia commessa dal singolo socio professionista è ricollegabile a direttive impartite dalla società, la responsabilità disciplinare del socio concorre con quella della società.

Il fronte previdenziale. Del tutto indefinito è, però, lo scenario della contribuzione previdenziale. Poiché il professionista (ancorché collocato in una Stp) per esercitare deve essere iscritto ad un ordine regolamentato in automatico dovrebbe continuare a versare alla propria cassa di previdenza di categoria. Ma non sono pochi i presidenti degli enti di previdenza che si sono mostrati preoccupati (l’argomento, per esempio, ha tenuto banco durante la giornata nazionale della previdenza del 10 e dell’11 maggio a Milano) dal mancato chiarimento nel dpr. E dalle eventuali conseguenze. Visto che, in assenza di riferimenti normativi, potrebbe essere la gestione separata dell’Inps a rivendicare, in sostituzione degli enti privatizzati e privati, i contributi previdenziali (anche più salati, il 27% che nel 2018 diventerà il 33%, rispetto a quelli delle casse, il10/13%)

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