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Stp in evoluzione

L’ufficio legislativo del ministero della giustizia al lavoro sul decreto attuativo Stp, le società tra professionisti. Anche se i tempi stretti (fra un mese circa cambierà il ministro), da un lato, e le difficoltà oggettive delle correzioni di alcuni punti, dall’altro, rendono accidentato l’iter. I ministeri competenti, infatti, sono due (c’è anche quello dello sviluppo economico). E il restyling che interviene, fra le altre cose, sul nodo previdenziale va coordinato fra due dicasteri che in materia non hanno competenza. Il problema principale da risolvere del regolamento, infatti, è legato al collegamento fra redditi prodotti nelle Stp e contribuzione alle casse di categoria, visto che la legge delega nulla dice al riguardo. E il vuoto normativo potrebbe causare un danno ingente in termini di mancati versamenti agli enti di previdenza.

La preoccupazione degli enti. Nonostante la soluzione ipotizzata (ovvero chiarire nella relazione accompagnatoria al decreto che quelli delle Stp sono redditi professionali e quindi soggetti a contribuzione previdenziale) durante l’ultimo incontro al ministero della giustizia con i rappresentanti degli ordini, le perplessità del comparto Casse rimangono. «La mancata previsione per norma dell’imponibilità sul piano previdenziale del volume di affari Iva e la possibilità che il reddito percepito possa essere distribuito sotto forma di dividendi», spiega una nota dell’Adepp (l’Associazione degli enti privatizzati), «si tradurrebbe in un ingiusto vantaggio competitivo nei confronti di quei professionisti che continuano a svolgere la professione in modo tradizionale sostenendo l’onere previdenziale. L’Adepp torna quindi a ribadire la necessità di un chiarimento che assoggetti tutti i redditi percepiti, sotto qualunque forma alla contribuzione soggettiva prevista, oltre a garantire l’equiparazione fiscale dei redditi prodotti dalle società professionali con quelli degli altri professionisti. La contribuzione integrativa, collegata al volume d’affari Iva, dovrebbe seguire le norme dell’ente previdenziale di riferimento con possibilità di riaddebito nei confronti della clientela».

L’iter. In ogni caso modifiche a parte, l’iter del regolamento rimane comunque in salita. In un paio di giorni, infatti, il testo modificato secondo le osservazioni del Consiglio di stato (parere n. 3127 del 5 luglio 2012) sarà inviato al ministero dello sviluppo economico (essendo un decreto interministeriale) affinché ne concordi le correzioni. Quest’ultimo dovrà a sua volta inviarlo nuovamente al dicastero guidato da Paola Severino che a questo punto potrà finalmente firmarlo. Ma non finisce qui, perché il regolamento prima di essere inviato alla Corte dei conti necessita anche di un’ulteriore firma, quella del ministro Corrado Passera.

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