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Stp, il regime tributario «divide» i professionisti

Scontro all’interno delle professioni sulla qualificazione del reddito prodotto dalle società tra professionisti, le Stp. In base allo schema di decreto legislativo varato dal Governo il 20 giugno, il reddito è di lavoro autonomo. Questa soluzione è stata sollecita dal Cup, il Comitato che riunisce una parte degli Ordini, ma è stata criticata dal Consiglio nazionale degli architetti (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri).
«Il problema – spiega Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti – è che hanno cambiato la natura delle società tra professionisti, che ora si comportano come studi associati. Quindi che ne facciamo?» In realtà, continua Freyrie, «se alcuni studi che hanno un certo tipo di organizzazione e dimensione vogliono avere la possibilità di strutturarsi con forme societarie in cui possono operare più detrazioni, avere più credito e, perché no, fallire, questo oggi non è possibile. Ogni volta che si opera all’estero è un problema che i nostri studi non siano capitalizzati».
In effetti, in base allo schema di decreto il reddito è imputato a ciascun socio per trasparenza, in proporzione alla sua quota di partecipazione agli utili. Le Stp seguono il criterio di cassa e non sono soggette a Ires.
Quanto alle reti d’impresa, conclude Freyrie, «è un problema irrisolto, perché le Stp prima maniera favorivano la creazione delle reti d’impresa, ora no».
Non è dello stesso avviso Andrea Bonechi, delegato alla riforma degli ordinamenti e alle società professionali del Cup: «Una critica poco comprensibile, perché nel progetto Cup, che all’epoca era anche degli architetti, era stato concepito un modello ad hoc che non è andato in porto per la caduta del governo. La norma è stata poi corretta alla meno peggio e nella versione attuale è fuor di dubbio che le società abbiano le forme del Codice civile». L’unica specificità, dice Bonechi, è che sia salvaguardato il profilo tributario dell’attività professionale, in qualunque forma la si svolga: le Stp producono sempre redditi di lavoro autonomo, che si determina per cassa. «Non ha senso – prosegue Bonechi – cambiare il trattamento fiscale in base alla forma in cui si esercita la professione»
Per il presidente della Cassa di previdenza dei dottori commercialisti, Renzo Guffanti, la questione sollevata dagli architetti è in buona parte risolta dalle norme sulle società di engineering «che sono di capitali ma fanno comunque arrivare un flusso di contribuzione integrativo a favore di Inarcassa. Non so quale altra società di capitali potrebbe far meglio».
Ma una soluzione che migliori la situazione dei versamenti previdenziali è stata proposta dalla Cassa dei dottori commercialisti, in concorso con quelle dei consulenti del lavoro e dei ragionieri: si tratta della possibilità di versare la contribuzione soggettiva sui redditi che spettano ai professionisti in proporzione alla partecipazione agli utili (di fatto questa proposta, tradotta in una delibera comune, ha precorso la norma). Sul contributo integrativo, di cui la nuova norma non parla, la delibera «che è operativa», spiega Guffanti, ha invece previsto di ripartire la totalità dell’integrativo incamerato dalla Stp in proporzione alle quote dei soli soci professionisti. Ogni socio verserà poi l’integrativo all’ente previdenziale cui è iscritto. «Facciamo l’esempio – spiega Guffanti – di una Stp con quattro soci al 25%, un dottore commercialista, un ragioniere e un consulente del lavoro e un socio di capitale: ai fini del contributo soggettivo e delle imposte dirette i tre professionisti dichiareranno ciascuno il 25% del reddito complessivamente prodotto e quello di capitale assoggetterà i suoi utili al suo regime. Quanto all’integrativo, i soci professionisti riverseranno alle rispettive Casse la propria quota-parte». Questo, conclude Guffanti, fa sì che l’interlocutore dell’ente previdenziale rimanga il singolo professionista. Poi, dato che dal 1° gennaio 2013 possiamo versare a montante una quota parte del contributo integrativo, anche con le Stp si potrà migliorare il montante dell’iscritto».

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