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Stp con un piede nei fallimenti

Gli incarichi per l’attestazione dei concordati o dei piani di ristrutturazione, come previsti dalla legge fallimentare, possono essere assunti anche dalle società tra professionisti (Stp). Con la circolare 11/02/2013 n. 30/IR, l’Istituto di ricerca dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Irdcec) è intervenuto sul ruolo del professionista, nell’ambito delle attestazioni inerenti al concordato preventivo, al piano attestato e agli accordi di ristrutturazione, dopo il recente intervento del dl n. 83/2012, che ne ha modificato i contorni.

Il documento, preliminarmente, fornisce una precisazione a proposito dei requisiti soggettivi richiesti di professionalità e di indipendenza del professionista «attestatore» che resta, comunque nominato dal debitore e non, come poteva lasciare intendere la previgente versione della lett. d), comma, 3, art. 67 legge fallimentare (rd n. 267/1942), dal tribunale competente. L’incarico deve essere conferito a un professionista iscritto nel Registro dei revisori legali (ex revisori contabili) e nell’albo dei commercialisti o degli avvocati, ma anche a uno studio professionale o alle future società tra professionisti (Stp), iscritti ai medesimi albi.

Con riferimento al conferimento dell’incarico alla società tra professionisti, il documento conferma che queste devono rispettare i requisiti previsti dalla specifica disciplina, ovvero avere, quale oggetto esclusivo l’esercizio di una professione regolamentata, l’iscrizione dei soci professionisti negli ordini di riferimento e il socio, designato per l’incarico, iscritto anche al registro dei revisori legali. Per quanto concerne il requisito dell’indipendenza, maggiori sono le cautele da rispettare, giacché il professionista non deve risultare legato al committente né a coloro che nutrono interessi nell’operazione di risanamento (per esempio, consulente della banca creditrice del debitore), da rapporti di tipo personale o professionale, tali da compromettere il giudizio, deve possedere i requisiti previsti per i sindaci, di cui all’art. 2399 c.c., non deve essere stato nominato componente dell’organo amministrativo e/o di controllo, neanche per il tramite di soggetti con il quale condivide l’attività professionale (associazione o società), negli ultimi cinque anni di attività.

Con riferimento ai profili oggettivi, gli autori ritengono che debba escludersi «la possibilità di reiterare gli incarichi»; nonostante un recente intervento del tribunale di Milano (verbale del 20/09/2012), di tesi contraria, infatti, si ritiene che in presenza di un concordato dichiarato inammissibile e/o rigettato, per i cinque anni successivi, il professionista non dovrebbe accettare l’incarico dallo stesso committente per riattestare il nuovo piano.

Il dl n. 83/2012 è intervenuto, inoltre, sul contenuto delle relazioni e sull’attestazione che il professionista deve rilasciare, confermando che il professionista deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano, che deve risultare idoneo al raggiungimento del risanamento del debitore, attraverso la riduzione dell’esposizione debitoria e il riequilibrio della situazione finanziaria. Sul punto il documento ricorda, ove ce ne fosse stato bisogno, che il professionista si assume la responsabilità, di natura penale e civile, della veridicità dei dati forniti e delle dichiarazioni rese, con l’indicazione che il professionista incaricato deve prestare «particolare attenzione» nel caso in cui intenda utilizzare di dati verificati dall’organo di controllo presente, che possono rilevarsi un ottimo supporto all’attività, ma che devono essere necessariamente confermati e validati dallo stesso professionista incaricato.

Infine, il documento si sofferma sui contenuti del nuovo art. 236-bis, introdotto nella legge fallimentare dal dl n. 83/2012, avente a oggetto il reato di falso in attestazioni e relazioni. Per gli autori, la formulazione dell’articolo richiamato non appare chiara e si presta a numerose interpretazioni della condotta potenzialmente sanzionabile, con riferimento all’esposizione di informazioni false o all’omissione di informazioni rilevanti per la valutazione dei piani. Sul punto, gli autori ritengono che, in assenza di precise indicazioni, la valutazione dovrà essere fatta «caso per caso», sulla base di criteri di ragionevolezza, dovendo considerare sia l’importanza dell’informazione resa, sia la rappresentazione complessiva della realtà oggetto di valutazione, stante la presenza di pesanti sanzioni di natura penale.

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