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Stp a socio unico nel limbo

Società tra professionisti unipersonali nel limbo. A distanza di due anni dall’approvazione della legge 183/2011, la possibilità di costituire una società tra professionisti (Stp) a socio unico rimane ancora incerta. Mentre altri aspetti quali costituzione, compagine sociale, maggioranze, capitale sociale, responsabilità, amministrazione, incompatibilità, ecc, sembrano ormai assodati, gli interventi da un lato del comitato dei notai del Triveneto, e dell’Istituto di ricerca dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Irdcec) dall’altro, hanno condotto a conclusioni diverse in merito alla possibilità di costituire la Stp a socio unico. Mentre dai nuovi orientamenti societari, edizione 2013, pubblicati dal comitato Triveneto dei notai, emerge la possibilità di utilizzare legittimamente la Stp a socio unico, sulla questione l’Irdcec nella circolare 32/2013 assume una posizione scettica.

La Stp a socio unico. Secondo le massime relative ai nuovi orientamenti societari pubblicati dai notai, diversamente da quanto ritenuto dall’Irdcec, viene affermata la regola generale in base alla quale le Stp «di capitali» possono essere anche unipersonali, in quanto le società tra professionisti «non costituiscono un genere autonomo con causa propria» ma sono a tutti gli effetti società «ordinarie» dal punto di vista della loro configurazione.

In quanto società ordinarie, pertanto, le Stp «sono soggette integralmente alla disciplina legale del modello societario prescelto, salve unicamente le deroghe e le integrazioni espressamente previste dalla normativa speciale in relazione al loro particolare oggetto». Tale conclusione appare, secondo il comitato, l’unica compatibile con la normativa codicistica. Secondo i notai del Triveneto, poiché il codice civile consente la costituzione di srl o spa unipersonali, il rinvio esplicito e non condizionato operato dalla legge 183/11 consente a sua volta che tale possibilità sia ammessa anche per le Stp, a cui si aggiunge la considerazione secondo cui «non è possibile derogare convenzionalmente al regime legale di responsabilità dei soci di Stp previsto dal modello societario prescelto».

Sul fronte dell’Irdcec, invece, nella citata circolare 32/2013 vengono espressi dubbi in merito alla possibilità di utilizzare la forma di srl o spa con socio unico (unipersonale) legati al fatto che la legge 183/2011 impone l’obbligo di inserire nella denominazione sociale l’indicazione che si tratti di società tra professionisti, vale a dire di società costituita per l’esercizio in forma associata della professione.

Assenza maggioranza 2/3 dei soci professionisti. L’art. 4, comma 10, lett. b) della legge n. 183/2011 prevede espressamente che il numero dei soci professionisti e la partecipazione al capitale sociale dei professionisti debba essere tale da determinare la maggioranza dei 2/3 nelle deliberazioni o decisioni dei soci.

Il venir meno di tale condizione integra una causa di scioglimento della società, e di cancellazione dall’albo professionale, solo nel caso in cui questa non abbia provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci professionisti nel termine perentorio di 6 mesi.

A ciò consegue che, afferma il comitato dei notai in una delle massime relative ai nuovi orientamenti 2013, il venir meno della maggioranza dei 2/3 dei soci professionisti non inibisce in alcun modo l’adozione di valide deliberazioni o decisioni dei soci, ciò tanto nei sei mesi in cui la società non è ancora sciolta, quanto nella eventuale successiva fase di liquidazione.

Nelle società di capitali, la causa di scioglimento derivante dalla mancata ricostituzione nei sei mesi della maggioranza dei 2/3 dei soci professionisti opererà dalla iscrizione nel Registro delle Imprese dell’accertamento di tale causa di scioglimento operato dagli amministratori, ai sensi del combinato disposto dei commi 2 e 3 dell’art. 2484 c.c.

Conferimenti e oggetto sociale. In tema di conferimenti nel capitale sociale, il capitale di una Stp può essere legittimamente costituito da soli conferimenti in denaro, senza che il socio professionista debba assumere l’obbligo di prestare la propria opera a favore della società a titolo di conferimento d’opera. Il conferimento d’opera è peraltro consentito, compatibilmente con l’ordinamento del tipo societario prescelto. L’oggetto sociale della Stp, secondo i notai del Triveneto, deve essere limitato esclusivamente all’attività professionale in funzione del cui esercizio la società viene costituita. Pertanto, l’oggetto sociale non può contenere l’espressa previsione di altre attività estranee all’attività professionale che la Stp intende svolgere, ovvero di altre attività non specificatamente e tipicamente riservate alla stessa attività professionale. Peraltro, perfettamente compatibile con l’esclusività dell’oggetto sociale è la possibilità per la Stp di compiere attività strumentali all’esercizio della professione ordinistica prescelta.

Secondo il comitato del Triveneto, la sostituzione dell’oggetto sociale di una società non professionale già esistente con quello esclusivo dell’esercizio di un’attività professionale ordinistica non costituisce trasformazione in senso tecnico/giuridico. Inoltre, in assenza di limiti legali, è legittima qualsiasi composizione soggettiva dell’organo amministrativo della Stp, con la conseguenza che tale organo può pertanto essere formato, anche per intero, da non professionisti ovvero da persone giuridiche.

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