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Stoppare lo swap, la banca è tenuta

Il Tribunale di Milano accoglie un ricorso d’urgenza e ordina a Banca nazionale del lavoro di sospendere in via cautelare l’esecuzione di un contratto derivato interest rate swap stipulato da una società appartenente a un importante gruppo multinazionale, quotato e operante nel settore immobiliare, chiamata a saldare a fine giugno un differenziale negativo di circa 700 mila euro. L’ordinanza resa dal giudice Margherita Monte il 27/6/2013 nella causa R.G. 18960-1/2013, i cui contenuti sono stati resi noti ieri, intima a Bnl di «astenersi dal procedere a ulteriori operazioni di addebito di somme a titolo di differenziali relativi al contratto» per un totale stimato di circa 5 milioni di euro, oltre che di «astenersi da qualsivoglia segnalazione alla Centrale rischi presso la Banca d’Italia inerente le relative esposizioni debitorie». Si tratta della prima decisione di accoglimento di un procedimento cautelare d’urgenza resa dal Tribunale di Milano. Assistita dagli avvocati Franco Fabiani e Marco dalla Zanna di Como, la società ha impugnato il contratto contestandone diverse anomalie ravvisabili, sostanzialmente, nel mancato rispetto della disciplina del dlgs 58/98 Tub (artt. 23, VI comma, e 21 comma 1 Tuf) che impone all’intermediario di comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza per servire al meglio l’interesse del cliente e per l’integrità dei mercati. La società denuncia anche che, pur avendo sottoscritto una autocertificazione di operatore qualificato, la banca era tenuta a informare anche in merito allo sbilancio iniziale del contratto determinato dalla presenza di un costo occulto, stimato da una perizia prodotta dalla società stessa in oltre mezzo milione di euro e pari all’1,56% del nozionale. La perizia mette in luce anche una asimmetria della struttura contrattuale: la possibilità di guadagno del cliente potrebbe avvenire al massimo nel 5,9% delle probabilità, con evidente carattere speculativo e non aleatoria a vantaggio della banca.

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