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Stop di Padoan alla Ue: l’Imu non si tocca

Fino a qui tutto bene, ma in autunno i nodi torneranno al pettine. Italia promossa sui conti 2017, ma già si negozia la correzione 2018 da inserire nella manovra di ottobre. In più Bruxelles terrà sotto monitoraggio il progresso delle riforme, pronta ad affondare il colpo con una procedura per squilibri macroeconomici (diversa ma non meno insidiosa di quella sul deficit) nel caso dovessero fermarsi. E intanto scoppia il caso Imu, con la Commissione che nelle raccomandazioni all’Italia approvate ieri insieme a quelle per gli altri Paesi suggerisce a Roma di reintrodurre la tassa sugli immobili per i proprietari più ricchi.
Una raccomandazione, quella sull’Imu, fotocopia di quella rivolta a Roma 12 mesi fa e che presa da sola non ha effetti vincolanti e non entrerà tra i dossier caldi sull’asse tra governo e Commissione. Per non sbagliare, a Bruxelles per l’Eurogruppo, Padoan ha respinto al mittente il suggerimento: «Cambiare una tassa modificata da pochi mesi non è una buona idea». Lo stesso commissario Ue Pierre Moscovici ha ridimensionato il caso ricordando che quella sulla casa «non è una nuova raccomandazione, la facciamo dal 2016». Bruxelles da anni predilige un abbassamento delle tasse sul lavoro a scapito di quelle sulle proprietà, giudicate più eque e meno penalizzanti per la crescita. Allo stesso modo il governo ieri ha respinto un’altra raccomandazione “storica”, quella di riformare il catasto allineandolo ai valori di mercato.
La partita dei prossimi mesi si giocherà su altri binari: il ritmo delle riforme e conti pubblici. Il Pnr notificato alla Ue ad aprile viene giudicato «ambizioso » ma, nota Bruxelles, «l’assenza di dettagli e di un calendario sull’adozione delle riforme limita la loro credibilità». Da qui il monitoraggio e il rischio, teorico, di una procedura per squilibri macroeconomici. Meccanismo tuttavia mai attivato dalla sua ideazione e che difficilmente verrà usato durante la campagna elettorale italiana (sarebbe un favore ai populisti). Oltre a Imu e catasto, Bruxelles torna a chiedere altre riforme che da anni giudica necessarie per rilanciare la crescita: adozione della legge sulla concorrenza, tempi più rapidi per la giustizia, lotta alla corruzione, completamento della riforma della pubblica amministrazione e riduzione dei crediti deteriorati della banche. «Le riforme si continuano a fare », ha assicurato Padoan.
Resta incandescente la partita sui conti. Ieri Bruxelles ha promosso quelli 2017 dopo la manovrina di aprile ma ha ammonito che per il 2018 serve «una correzione sostanziale» del deficit. Formalmente la richiesta è di un taglio di 14 miliardi, lo 0,9% del Pil, ma già oggi il negoziato ruota intorno a 10 miliardi, lo 0,6%. Moscovici ha garantito che ci sarà ancora «flessibilità» nel determinare il target e che verranno tenuti in conto fattori rilevanti come crescita e inflazione. Bruxelles – per la gioia del Tesoro – ha poi riconosciuto che un’austerità eccessiva è controproducente e che serve un mix di misure per conciliare crescita e risanamento. Un’apertura a sconti. Il governo e le colombe Ue puntano a una correzione dello 0,3%, 5 miliardi, ma la partita sarà lunga.

Alberto D’Argenio

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