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Stop all’Imu, pagano banche e imprese

Aumento degli acconti Ires e Irap di fine novembre per tutte le società e un maxi acconto fino al 116% per banche. E per far quadrare i conti e recuperare i 2,4 miliardi necessari per cancellare la seconda rata dell’Imu in scadenza il 16 dicembre, l’aumento degli acconti delle imposte di Spa, Srl ed enti commerciali entro il prossimo 2 dicembre (il 30 novembre quest’anno cade di sabato) potrebbe essere replicato anche nel 2014. Questo intervento con valenza biennale garantirebbe le risorse necessarie a coprire la riduzione di gettito che verrebbe prodotta dai maxi-anticipi di Ires e Irap in arrivo. E se la posta dovesse rivelarsi insufficiente si potrebbe profilare almeno per i primi due mesi del 2015 un aumento delle accise.
È questa l’ipotesi tecnica più gettonata dal Tesoro per azzerare definitivamente il versamento Imu di dicembre sull’abitazione principale. Ma non è la sola. La strada, tutta in salita, che sembra intenzionato a percorrere il ministero dell’Economia è quella del ventaglio ristretto di opzioni di intervento da sottoporre al Governo e alla maggioranza per la valutazione politica finale. Già oggi nel corso del Consiglio dei ministri ci potrebbe essere un primo giro di tavolo sul “menù” riguardante la seconda rata Imu. Ma non è escluso che la decisione finale venga presa con un nuovo vertice a palazzo Chigi, in linea con quelli già convocati da Enrico Letta la scorsa settimana. Anche perché il premier ha fin qui deciso di non avvalersi della cabina di regia reclamata a gran voce e a più riprese dal Pdl.
Tutte le opzioni si fondano su un mix di interventi prevalentemente fiscali, sulla falsariga del metodo già adottato a via XX Settembre a fine agosto in occasione del primo stop all’Imu. Un metodo in linea con i criteri fissati dall’Europa che richiedono coperture certe di natura fiscale in caso di mancati incassi tributari. Sul tappeto comunque resta anche la possibilità di ricorrere a tagli di spesa magari solo per trovare la quadratura del cerchio per le coperture.
Ma il tempo stringe soprattutto, poi, se la scelta finale per superare definitivamente l’Imu 2013 sull’abitazione principale ricadrà ancora sull’aumento degli acconti Ires e Irap. In questo senso, tra l’altro, si starebbe valutando anche uno slittamento a metà dicembre del termine di fine novembre di pagamento degli acconti Ires e Irap. Slittamento che alla luce del calendario sarebbe più che dovuto sia per le imprese chiamate alla cassa sia per gli intermediari e i consulenti chiamati a rideterminare importi e a rivedere i software senza commettere errori.
Nelle intenzioni del Governo gli aumenti degli acconti sarebbero differenziati per società e banche. Sul primo versamento l’asticella potrebbe salire di 5 o 6 punti percentuali a partire da quel 101% già aumentato con il decreto di fine agosto con cui era stata cancella la prima rata Imu sull’abitazione principale. Più salato il conto delle banche che con un aumento fino al 116% potrebbero assicurare all’Erario un anticipo di cassa anche superiore a 1,5 miliardi.
Percentuali di aumento allo stato ancora variabili a seconda delle differenti scelte che l’esecutivo, davanti al ventaglio di ipotesi messo a punto dall’Economia, vorrà adottare. Il conto di 2,4 miliardi di risorse necessarie per cancellare l’Imu a tutti i soggetti già esentati dalla prima rata, potrebbe essere abbattuto di almeno 300 milioni riportando alla cassa i terreni e i beni strumentali agricoli. Un’esclusione dalla platea delle esenzioni Imu però non proprio gradita al Pdl, a partire dallo stesso ministro dell’Agricoltura Nunzia Di Girolamo, e a una buona parte del Pd.
Oltre ad affrontare il nodo Imu, nella giornata di ieri, il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni in una nota diffusa ieri dal ministero al termine dell’incontro con il commissario europeo per la tassazione, dogane, statistiche, audit e antifrode, Algirdas Šemeta, ha sottolineato che «le tematiche fiscali saranno ai primi posti nell’agenda del semestre italiano di presidenza. La trasparenza delle informazioni e il contrasto alla frode e all’evasione – si legge ancora nella nota – contribuiranno a rafforzare la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni europee». Particolare attenzione, poi, anche al contrasto dell’erosione di basi imponibili e al “profit shifting”.

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