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Stop alle piante organiche

La settimana scorsa la richiesta di rinvio era arrivata dal Quirinale, ieri dal ministro della Giustizia. E così il parere del Csm sulle nuove piante organiche dei magistrati – passaggio chiave per l’attuazione della riforma della geografia giudiziaria e per la sua operatività entro il 13 settembre – è stato bloccato. Tutto da rifare: il ministro della Giustizia Paola Severino ha preferito ritirare la propria proposta di revisione invece di incassare un parere parzialmente critico del Csm, obbligatorio ma non vincolante, che dunque non le avrebbe impedito di andare avanti recependo in tutto o in parte i suggerimenti dell’Organo di autogoverno della magistratura, come peraltro dichiara di voler fare ma con una nuovo testo da sottoporre ancora al vaglio del Csm.
«Auspico fortemente che il ministro ci rimandi con la massima celerità la nuova proposta per poter esprimere tempestivamente un nuovo parere», dice il vicepresidente del Csm Michele Vietti al termine del plenum di ieri, in cui non sono mancate le polemiche nei confronti della Severino, del «governo tecnico» e, seppure velate, del Quirinale, «per una procedura singolare, tendente alla negoziazione di un parere che così com’è – ha detto Antonello Racanelli di Magistratura indipendente – non piace al destinatario e perciò va bloccato».
Pur essendo solo una proposta (in attesa del voto del plenum), il parere critico licenziato dalla VII Commissione del Csm (21 cartelle compresi gli allegati) ha innescato la marcia indietro del ministro, che con una lettera inviata ieri a palazzo dei Marescialli ha comunicato appunto di voler ritirare la proposta di revisione delle piante organiche di tutti gli uffici giudiziari, trasmessa al Csm il 28 dicembre, sostituendola con un’altra «limitata» ai soli uffici toccati dalla nuova geografia giudiziaria. In un comunicato stampa serale, il ministro spiega di essersi mossa coerentemente con quanto dichiarato, e cioè con «la massima disponibilità a prendere in considerazione i suggerimenti e le integrazioni provenienti dal Csm». Di qui la richiesta al Csm di «differire» il parere all’ordine del giorno del plenum di ieri, in attesa della nuova proposta ministeriale. Ma perché – si sono chiesti anche a palazzo dei Marescialli – non incassare il parere ed inserire le correzioni direttamente nel decreto finale sulle piante organiche, evitando così un ulteriore allungamento dei tempi? Sulla riforma della nuova geografia giudiziaria incombe infatti il rischio di uno stop o di un rinvio sine die da parte del nuovo governo, che avrà buon gioco a sfruttare ritardi organizzativi.
Le resistenze politiche, a destra e a sinistra, non sono un mistero. Nel programma del Pd, ad esempio, già si denunciano i «ritardi» del ministro sulle «necessarie misure organizzative e amministrative» e si annuncia che «il nuovo governo dovrà adottare un decreto legislativo correttivo» che fra l’altro faccia resuscitare alcuni Tribunali e Procure soppressi (Pinerolo, Bassano del Grappa, Chiavari, Lucera, Rossano Calabro e Urbino), che comunque mantenga i Tribunali subprovinciali soppressi come sezioni distaccate dei Tribunali accorpanti per almeno 5 anni «in attesa dell’effettivo completamento delle nuove piante organiche». Musica per le orecchie di molti elettori, vista l'”impopolarità” della riforma tra gli avvocati e gli enti locali. Che si sono rivolti anche alla Consulta (la prima udienza sulle questioni di legittimità costituzionale è stata fissata l’8 ottobre).
In questo quadro, “fare presto” è un imperativo. Tant’è che il Capo dello Stato, pur avendo fatto slittare l’esame del parere in plenum per poterlo «approfondire», in una lettera della scorsa settimana ne ha poi autorizzato l’iscrizione all’ordine del giorno, esprimendo «il forte auspicio» che la riforma sia «concretamente realizzata nel rispetto del termine previsto». Ma tant’è. Nel plenum di ieri non sono mancate osservazioni critiche sul «metodo» seguito per «bloccare» il parere. C’è chi ha parlato (Sciacca, Unicost) di «ammissione di colpa» e di «passo indietro» del ministro, chi (Albertoni, laico) di «plateale riconoscimento delle critiche del Csm» su un progetto che «faceva acqua da tutte le parti» (Albertoni, laico), confezionato «con approssimazione» (Zanon, laico). Fatto sta che si sono persi due mesi, forse decisivi. Anche se in serata dal ministero della Giustizia assicuravano che «non ci sarà alcun ritardo, ma anzi un’accelerazione e che la riforma entrerà in vigore nei tempi stabiliti e senza alcuna provvisorietà».

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