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Stop alle liti sulle rivalutazioni

I contribuenti che hanno più volte rivalutato terreni e partecipazioni e hanno richiesto il rimborso dell'imposta sostitutiva versata sulla precedente rivalutazione, possono ottenere il rimborso e chiudere il contenzioso: è questo il percorso che si profila per tutte le controversie pendenti, originate dal problema della doppia perizia (richiesta di rimborso oltre il termine di 48 mesi) per l'affrancamento di valore di aree e partecipazioni.

L'articolo 7, comma 2, lett. dd), del decreto legge sviluppo n. 70/2011, all'esame della Camera, non si limita, infatti, a offrire una nuova opportunità di rivalutazione ai proprietari di terreni e partecipazioni non quotate (con effetto ai fini della determinazione della plusvalenza prevista all'articolo 67 del Tuir), ma cambia le regole seguite fino a oggi, intervenendo a disciplinare anche i versamenti operati relativamente alle precedenti perizie di affrancamento.

La norma, oltre a sancire che in caso di nuova perizia occorre versare l'imposta sostitutiva solo sul maggior valore, fissa per la prima volta due elementi di sicuro interesse per i contribuenti. In primo luogo, è stabilito che nell'ipotesi in cui il contribuente si avvalga più volte della rivalutazione e duplichi l'imposta sostitutiva, il termine di 48 mesi, per presentare la richiesta di rimborso prevista dal Dpr n. 602/1973, decorra dal primo (o unico) versamento relativo alla seconda perizia, e non da quello conseguente al primo affrancamento (come sosteneva la risoluzione n. 236/E/2008). In secondo luogo, è previsto che la stessa regola si applichi anche alle duplicazioni di versamento intervenute entro la data di entrata in vigore del decreto (14 maggio scorso); nei casi in cui a tale data siano già decorsi i 48 mesi dal versamento duplicato, il contribuente viene rimesso in termini, e l'istanza potrà essere presentata entro il 14 maggio 2012.

Queste due disposizioni non possono non avere effetto sui contenziosi in corso, determinati dai dinieghi di rimborso che gli uffici dell'Agenzia hanno opposto ogni qual volta i versamenti relativi alla seconda rivalutazione erano stati effettuati a più di quattro anni di distanza dalla precedente (ricordiamo che la prima versione di questo provvedimento era contenuta nella legge n. 448/2001).

La giurisprudenza prevalente si è espressa a favore dei contribuenti, ma i procedimenti sono tuttora pendenti nei gradi successivi di giudizio. Rimettendo in termini chi ha lasciato scadere i 48 mesi per il rimborso, il legislatore ha, di fatto, superato tutti i dinieghi espressi dagli uffici sulla scorta della risoluzione n. 236/E/2008, perché è evidente che se ha diritto al rimborso chi procede oggi a presentare l'istanza, a maggior ragione è titolare del medesimo diritto chi lo ha chiesto (ricevendo un discutibile rifiuto) in passato. Agli uffici, quindi, il compito di abbandonare le liti (chiedendo alle commissioni tributarie la cessata materia del contendere), annullando i dinieghi e disponendo i rimborsi richiesti, presumibilmente concordando con il contribuente la rinuncia espressa alle spese di lite. Si tratta di un atto dovuto senza se e senza ma.

 

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