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Stop alle cartelle criptiche

 di Debora Alberici 

Stop agli atti impositivi «criptici». Sono nulle perché compromettono i diritti di difesa del contribuente le cartelle di pagamento spiccate dal fisco senza l'indicazione della base di calcolo degli interessi, e cioè senza le aliquote relative alle varie annualità. È irrilevante che l'accertamento si sia già concluso e che il cittadino ne sia a conoscenza.

Con la sentenza n. 4516 del 21 marzo 2012, la Corte di cassazione, se da un lato ha sdoganato di nuovo le cartelle mute notificate prima di giugno 2008, dall'altro ha bocciato gli atti impositivi «criptici» e dai quali può uscire compromessa la difesa dell'utente.

Dunque, la sezione tributaria ha dichiarato addirittura inammissibile il ricorso presentato al Palazzaccio dall'Agenzia delle entrate contro la doppia decisione di merito con la qual erano state annullate le cartelle di pagamento relative ad accertamenti fiscali avvenuti circa vent'anni prima e prive delle aliquote usate come base di calcolo per gli interessi. «I giudici d'appello», motiva Piazza Cavour, «dopo aver rilevato che l'indicazione degli atti presupposti» poteva esser considerata sufficiente, perché intelligibile per il contribuente, hanno considerato che nella cartella viene riportata solo la cifra globale degli interessi dovuti, senza essere indicato come si è arrivati a tale calcolo, non specificando le singole aliquote prese a base delle varie annualità che nella fattispecie, vale sottolinearlo, essendo l'accertamento riferito all'anno d'imposta 1983, sono più di 23 anni calcolati, e hanno ritenuto, perciò, che l'operato dell'ufficio era ricostruibile «attraverso difficili indagini dovute anche alla vetustà della questione» che non competevano al contribuente che vedeva, così, violato il suo diritto di difesa. Tale ratio decidendi, secondo cui il computo degli interessi è criptico e non comprensibile anche in ragione del lungo periodo considerato, non è incisa né dalle considerazioni svolte dalla ricorrente a proposito della non necessità della motivazione della cartella derivante da una sentenza passata in giudicato (principio, peraltro, affermato dalla Ctr, in riferimento ai «presupposti») né dal solo richiamo all'art. 20 del dpr n. 602 del 1973, venendo in rilievo non la spettanza degli interessi, ma, proprio, il modo con cui è stato calcolato il totale riportato nella cartella. Sul fronte cartelle mute la Cassazione ha ribadito quanto stabilito due anni fa con la sentenza n. 10805 e cioè che sono valide le cartelle prive del nome e della sottoscrizione del funzionario responsabile, notificate al contribuente prima di giugno 2008.

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