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Stop all’anatocismo da Ue

Vietato l’anatocismo sulle penali per mancata esecuzione di una sentenza della Corte che accerta l’inadempimento dello stato. È quanto deciso ieri dalla Corte di giustizia con la sentenza resa nella causa T-122/14 nei confronti dello stato italiano. Vediamo la motivazione della pronuncia.

La questione è già stata affrontata con una prima sentenza del 2004, seguita a un ricorso per infrazione; la Corte Ue accertava l’inadempimento delle autorità italiane, per non avere queste ultime adottato nei termini prescritti tutte le misure necessarie a recuperare dai singoli beneficiari alcuni aiuti per l’occupazione (erogati sotto forma di esoneri dai contributi sociali) che nel 1999 erano stati dichiarati dalla Commissione illegali e incompatibili con il mercato interno.

Con una seconda sentenza del 17 novembre 2011, la Corte accertava la persistenza nell’inadempimento, non avendo l’Italia adottato le misure necessarie a conformarsi alla prima sentenza: per tale ragione, l’Italia veniva condannata a versare alla Commissione una penale per il ritardo (o penalità di mora), consistente nella somma base di 30 milioni di euro, da moltiplicarsi per la percentuale degli aiuti illegali ancora da recuperare sulla totalità delle somme indebitamente erogate, per ogni semestre di ritardo nell’esecuzione a partire dal giorno successivo alla pronuncia della sentenza (quindi a partire dal 18 novembre 2011).

Il 7 marzo 2013, la Commissione adottava la decisione con la quale ingiungeva all’Italia di versare sul conto «Risorse proprie dell’Unione Europea», a titolo di penale, la somma di circa 16,5 milioni di euro per il primo semestre successivo alla sentenza del 2011.

Con sentenza del 21 ottobre 2014, il tribunale Ue rigettava il ricorso dell’Italia contro questa prima penale.

La Commissione, valutando che gli aiuti non ancora recuperati dall’Italia alla fine del secondo semestre successivo alla sentenza (quindi al 17 novembre 2012) rappresentavano il 20,84% del totale degli aiuti da recuperare, con decisione del 6 dicembre 2013 fissava in 6.252.000 euro la penale dovuta dall’Italia per il protrarsi dell’inadempimento in tale semestre. Il tribunale, con la sentenza di ieri, in accoglimento del ricorso dell’Italia, annulla la predetta decisione della Commissione: infatti, quest’ultima ha illegittimamente preso in considerazione, nel calcolo della penale, gli interessi composti (cioè gli interessi sugli interessi). Innanzitutto, il tribunale osserva che, poiché l’iniziale decisione di recupero era stata assunta nel 1999, non è applicabile al caso di specie il regolamento della Commissione del 2004, secondo cui il tasso d’interesse relativo al recupero di aiuti di stato illegalmente concessi è attribuito su base composta fino alla data di recupero dell’aiuto e gli interessi decorsi per un anno producono ulteriori interessi ogni anno seguente.

Il tribunale osserva, inoltre, come, prima dell’entrata in vigore del menzionato regolamento del 2004, né il diritto dell’Unione né la giurisprudenza Ue precisassero se gli interessi su un aiuto da recuperare dovessero essere calcolati su base semplice (cioè sul solo capitale) o su base composta (cioè anche sugli interessi già maturati in precedenza): pertanto, tale aspetto va regolato dal diritto nazionale.

Secondo il diritto italiano, salvo diverso accordo tra le parti, gli interessi scaduti non producono altri interessi (divieto di anatocismo): nel caso in esame, non vi è stato alcun accordo tra le parti (Commissione e Italia) sul metodo di computo degli interessi. Peraltro, neppure la sentenza della Corte da eseguire (avente autorità di giudicato) ha affrontato tale specifico aspetto. Deve, dunque, applicarsi il divieto di anatocismo, cioè il divieto di calcolo di interessi composti. In definitiva, poiché l’illegittimo calcolo di interessi composti sulle somme da recuperare vizia, a cascata, i successivi calcoli per la determinazione della penale, il tribunale annulla la decisione della Commissione che aveva fissato una penale di 6.252.000 euro a carico dell’Italia.

Antonio Ciccia Messina

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