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Stop all’abuso dei decreti legge

La legge Fini/Giovanardi che nel febbraio 2006 modificò in profondità la legge sugli stupefacenti – equiparando verso l’alto le pene per detenzione a fini di spaccio tra droghe leggere e pesanti – potrebbe essere transitata “abusivamente” sul decreto legge «Olimpiadi di Torino», e quindi sarebbe entrata in vigore violando la Costituzione.
Sono queste le conclusioni – prudenti, come è nella natura dell’atto di rimessione alla Consulta – della Terza sezione penale della Cassazione, che ieri con l’ordinanza 25554/13 ha investito il massimo giudice delle leggi dell’iter di approvazione della famosa normativa a doppia firma, uno degli ultimi atti del governo Berlusconi II.
Il caso su cui la Terza è intervenuta, avallando gran parte delle richieste della difesa, riguarda una sentenza della Corte d’appello di Trento che puniva con le nuove pene edittali un imputato per smercio di 3,8 kg di hascisc. Con la vecchia formulazione della 309/90, l’uomo avrebbe rimediato una condanna abbondantemente sotto la condizionale (grazie al miglior trattamento dell’hascisc rispetto alle droghe catalogate nell’allegato alla legge come “pesanti”), ma la scure della Fini/Giovanardi gli era costata una pena che, pur ridotta dal rito e dal quantitativo, non era scesa sotto i quattro anni.
Il ricorso e la decisione della Terza penale tuttavia non hanno nulla a che vedere con i fatti di causa – se non ovviamente come presupposto del rinvio – e neppure con le scelte di merito del legislatore del 2005 (decreto legge 272) e del 2006 (conversione nella legge 49 “Fini/Giovanardi”).
La questione principale «non manifestamente infondata», e come tale sufficiente alla rimessione alla Consulta, è tutta incentrata sull’iter di approvazione delle norme che alzarono in modo sensibile la punibilità per il possesso (tra l’altro) a fini di spaccio delle droghe leggere. Di questo infatti non c’è traccia nel Dl 272/05, tutto incentrato sulle misure urgenti per rendere possibili le Olimpiadi Torino 2006, per assumere 1.115 poliziotti finalizzati allo svolgimento in sicurezza, e – stranamente vista la totale eterogeneità della materia – anche per neutralizzare gli effetti della ex Cirielli sui programmi di recupero per tossicodipendenti affidati a misure alternative alla detenzione (che grazie a quella legge sarebbero tornati massicciamente in carcere).
Nella legge 49 di conversione del Dl, la parte relativa alla tossicodipendenza vira però dalla fase di esecuzione delle pene a una regolamentazione complessiva e del tutto nuova, tra l’altro replicando il contenuto della proposta ferma in Senato da più di un anno. Il tema, secondo la Cassazione, è che così facendo il Governo avrebbe creato una legge ex novo saltando tutti i binari previsti dalla Costituzione, come del resto aveva segnalato tempestivamente (e tempestivamente ignorato) il Comitato per la legislazione della Camera pochi giorni prima dell’approvazione della Fini/Giovanardi.
Nell’ipotesi che la Consulta consideri comunque il tema della repressione non del tutto incoerente con quello dell’esecuzione della pena (legittimando in tal modo l’intervento “estensivo” della legge di conversione), la Terza segnala un altro possibile problema di iter legislativo, in particolare il tema della «necessità e urgenza» con cui il Dl 272/05 era intervenuto sul tema della tossicodipendenza, e successivamente la legge 49 sul tema della repressione dello smercio di droghe leggere. Se sul primo versante un motivo obiettivamente c’é (evitare che migliaia di detenuti in prova esterna tornassero dentro), la legge di conversione toccando il testo unico degli stupefacenti era andata ben oltre i legittimi scopi iniziali, come dimostra anche il cambio in corsa del preambolo della legge stessa.
Ora però la palla, cioè il giudizio ultimo e definitivo, passa ai giudici della Consulta.

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