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Stop alla modifica dell’adesione

L’atto di accertamento con adesione è immodificabile, anche qualora sia viziato da un errore materiale. A stabilirlo la sentenza 107/24/12 della Ctr Lombardia.
La controversia all’esame dei giudici d’appello scaturisce dal controllo della dichiarazione dei redditi di una società che aveva aderito – nel periodo d’imposta oggetto di verifica – all’istituto del consolidato nazionale, in qualità di consolidata. Trattandosi dell’annualità 2004, l’ufficio ha seguito le linee guida delineate dalla circolare 60/E/2007, in base alle quali il procedimento di accertamento e di adesione si articolava su due distinti livelli: il primo relativo alle società consolidate; il secondo riguardante la società o l’ente consolidante. Tali linee guida sono state applicate dagli uffici fino all’entrata in vigore dell’articolo 40-bis del Dpr 600/73, con il quale è stata introdotta una procedura unificata di accertamento per la rettifica delle dichiarazioni dei soggetti aderenti al consolidato nazionale. La decorrenza della modifica legislativa è stata fissata al 1° gennaio 2011, con riferimento ai periodi d’imposta non ancora “chiusi” a tale data.
Per la rettifica dell’imponibile relativo alla consolidata è stato perfezionato un accertamento con adesione, a seguito del quale l’ufficio ha notificato a quest’ultima e alla società consolidante un avviso finalizzato alla conseguenziale rideterminazione del reddito complessivo globale del consolidato nazionale e al recupero della relativa maggiore Ires. Allo stesso tempo, è stato notificato un atto di contestazione, relativo alle corrispondenti sanzioni per l’infedeltà della dichiarazione.
Le società, analizzati gli avvisi ricevuti, hanno rilevato la difformità tra il maggiore imponibile definito in accertamento con adesione e quello preso a base della liquidazione dell’imposta e delle sanzioni dovute.
Pertanto, hanno impugnato i due atti impositivi, lamentando il mancato rispetto dell’atto di accertamento con adesione, il quale – ai sensi dell’articolo 2, comma 3, del Dlgs 217/98 – «non è soggetto a impugnazione, non è integrabile o modificabile da parte dell’ufficio».
La sentenza di primo grado, con la quale sono stati accolti i ricorsi riuniti, è stata appellata dall’agenzia delle Entrate, che ha insistito nel chiedere la conferma degli atti impugnati, affermando che la liquidazione dell’importo dovuto «avrebbe rispettato la volontà espressa dalle parti nell’atto di adesione, rettificando l’importo frutto di errore materiale».
Nel rigettare il ricorso, la Commissione tributaria regionale ha ritenuto che «la volontà delle parti, espressa nell’atto di adesione, sia immutabile e definitiva». Pertanto, secondo il collegio, l’amministrazione finanziaria non può legittimamente pretendere di modificare il maggiore imponibile definito (e gli altri elementi sui quali si è formato l’accordo), anche nel caso in cui tale modifica discenda dal desiderio di eliminare un mero errore materiale compiuto nella quantificazione dei termini numerici di quanto definito tra le parti.
In pratica, ad avviso della Ctr, la liquidazione contenuta nell’atto di adesione non può essere modificata, anche qualora la stessa risulti errata, dal momento che costituisce uno degli elementi su cui si forma la volontà delle parti. Pertanto, la definitività e l’immodificabilità dell’adesione “copre” anche questi elementi, senza che sia necessario verificare la sussistenza o meno del presunto errore materiale che li vizierebbe.

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