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Stop al rally di Borsa fra realizzi, Grecia e trimestrali Usa

Prese di profitto. Dati trimestrali, soprattutto della Corporate Usa. E, poi, l’attesa per la votazione di oggi nel parlamento greco. Queste, secondo gli esperti, le principali motivazioni per la battuta d’arresto di ieri dei mercati. In particolare, delle Borse. 
Qui a ben vedere, dopo nove sedute al rialzo, la mossa degli investitori non sorprende. Così come non stupisce che Piazza Affari sia stata tra le peggiori (-1,32%). Milano, molto esposta sui titoli finanziari, è in fondo il listino più sensibile alle strategie basate sull’«appetito» al rischio e la ricerca di rendimento.
Non è un caso che, in scia alla ripartenza dei negoziati tra Atene e l’ex Troika, sia tra quelle che hanno guadagnato di più (negli ultimi cinque giorni il rialzo è del 2,77%). Proprio per questo, però, l’attesa della nuova votazione del parlamento greco di oggi ha influito. Certo, all’ordine del giorno i temi da approvare (giustizia civile e normativa Ue in difesa delle banche) non sono così essenziali. «E tuttavia – spiega Antonio Cesarano di Mps Capital services – sarà un’occasione per valutare, da una parte, la “consistenza” della forza del Premier Alexis Tsipras». E, dall’altra, per capire quali potranno essere le sorti dell’attuale coalizione di governo. «Un aspetto quest’ultimo, non va dimenticato, che ha un impatto importante sullo sviluppo stesso dei negoziati» tra Atene (il cui rating in nottata è stato alzato da S&P) e l’Ex Troika.
Al di là della Grecia, la cui rilevanza quale market mover -secondo diversi analisti – è diminuita, ha comunque influito la volontà di materializzare le plusvalenze. Anche perchè gli operatori sono tornati a guardare con maggiore interesse i conti aziendali. Soprattutto, negli Stati Uniti. In attesa dei numeri dei giganti hi-tech come Apple e Microsoft, Wall Street ieri è partita in rosso spingendo ancora più giù i listini Europei.
Gli investitori hanno mal digerito, da un lato, i numeri di Ibm (tredicesimo trimestre consecutivo di ricavi in calo). E, dall’altro, quelli di United Technologies, che, complice la cessione degli elicotteri Sikorsky alla Lockheed Martin, è arrivata a perdere circa il 7%.
Nel complesso, va detto, la tornata di trimestrali era attesa piuttosto debole. A metà luglio una ricerca condotta da FactSet stimava un calo del 4,5% dei profitti dello S&P 500 rispetto allo stesso periodo del 2014. Certo, ieri Thomson Reuters ha indicato una possibile diminuzione più contenuta (- 2,1%). E, tuttavia, il mercato non prevede numeri sfavillanti. In un simile contesto ben può comprendersi perchè siano partiti gli ordini di vendita. Anche in piazze come quella di Francoforte (-1,12%) che, da una parte, quando la crisi è più sistemica diventano il «porto sicuro». Ma dall’altra, nel momento in cui si guarda ai fondamentali, soffre come gli altri. Se non di più, visto che la componente industriale è molto forte.
Detto dell’azionario, quale invece l’andamento dei titoli di Stato? Anche qui hanno prevalso le vendite. Il BTp decennale ha chiuso in calo. Il suo rendimento, all’1,91% nella prima seduta della settimana, ieri è aumentato all’1,97%. Lo spread con il Bund, inevitabilmente, si è allargato: da 114 punti base è passato a quota 120. L’andamento, a ben vedere, è stato replicato in quel di Madrid. In Spagna infatti, dove la Borsa ha perso di meno (-0,84%), la differenza di rendimento tra il Bonos e il titolo a 10 anni di Berlino è cresciuta a 125 basis point (erano circa 118 due giorni fa).
Dai governativi di Eurolandia alla moneta unica. Quest’ultima, nella classica correlazione inversa rispetto alle Borse, ieri è salita oltre 1,095 verso il dollaro. Perchè questa dinamica? In primis, è l’indicazione degli esperti, hanno pesato le coperture sui cambi. Nel momento in cui l’investitore extra-europeo vende, contemporaneamente chiude i contratti costruiti per difendersi dalla variazione dell’euro. Così facendo, l’intermediario cui si era rivolto è costretto lui stesso a ricomprare la moneta unica. Un flusso di acquisti che, anche ieri, può avere sostenuto le quotazioni della divisa.
La quale è anche sfruttata per fare carry trade. Gli operatori, cioè, si indebitano in euro (a tassi praticamente inesistenti) per, poi, investire in asset con maggiore rendimento. Ebbene, nei momenti di riduzione del rischio (come ieri), il carry trade diminuisce. Le posizioni vengono chiuse e la divisa di Eurolandia (di nuovo) sale.

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