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Stop al decreto «Salva-Roma»

È corsa contro il tempo per evitare il default e lo spettro del commissariamento per la Capitale. Entro domani, data di scadenza del Salva Roma bis, dovrebbe essere presentato il nuovo provvedimento per scongiurare la bancarotta dopo il ritiro ieri da parte del Governo del Dl enti locali (noto come Salva Roma bis), che conteneva, tra le tante cose anche le norme destinate alla capitale. Una scelta che era nell’aria e annunciata dopo la conferma da parte di Lega e Movimento 5 Stelle di proseguire nell’ostruzionismo alla Camera. Quindi il decreto non sarebbe stato convertito in legge in tempo per evitare la sua decadenza. Il governo, tuttavia, ha spiegato il ministro per i Rapporti con il parlamento, Maria Elena Boschi, si fa carico di provvedere diversamente con un nuovo provvedimento che contenga le misure relative al Salva Roma bis, all’alluvione in Sardegna ed all’Expo di Milano. Ma potrebbero arrivare anche novità riguardanti i conti di Venezia e Napoli.
Tecnici ed esecutivo intanto lavorano in queste ore alla bozza del testo per definire forme e contenuti del decreto che dovrebbe approdare in consiglio dei ministri domani. Ipotizzato lo slittamento al 30 giugno dei tempi per l’approvazione del consuntivo 2013 e del bilnacio preventivo 2014 del Campidoglio. E poi, il ricorso ad un disegno di legge, che dovrebbe contenere parte delle norme su Roma e sostanzialmente una delegificazione che consentirebbe attraverso semplici atti amministrativi e non più con norme di legge, il trasferimento di risorse vitali per le casse del Comune. Tutti punti al vaglio in queste ore del Quirinale e dei tecnici dell’Economia. La partita è delicata perché in ballo ci sono i 485 milioni (315 milioni già acquisiti per il 2013 e 170 da contemplare nel bilancio 2014, risorse anticipate dal Comune alla gestione commissariale) che dovrebbero transitare dalla gestione straordinaria a quella ordinaria. Secondo indiscrezioni, sulla manovra 2014, si riaprirà un confronto con il sindaco. E sarà comunque il Governo Renzi con un Dpcm a dettare le regole del Piano di rientro triennale che imporrà un riequilibrio del conti alla Capitale.
Ieri pomeriggio l’incontro a Palazzo Chigi tra i tecnici del Governo Renzi e il sindaco di Roma, Ignazio Marino, che ha minacciato le dimissioni e avvertito: «Non ho davvero nessun interesse a mettere la mia faccia su un disastro annunciato». Non si può amministrare Roma in dodicesimi fa sapere il sindaco. Riferimento diretto «all’economia di guerra» cui sono costretti i comuni fino a quando non approvano il bilancio. Amministrare in dodicesimi significa non fare uscire dal bilancio più di un dodicesimo di quanto speso l’anno prima. Con inevitabili tagli ai servizi e blocco degli investimenti. Uno scenario che equivale alla paralisi per l’amministrazione capitolina. «Ho illustrato la situazione – ha spiegato Marino uscendo da Palazzo Chigi – tutti sanno che ho ereditato un buco di 816 milioni e sto cercando da diversi mesi di riparare ad un danno che abbiamo trovato». Poi l’auspicio di poter contare su risorse certe per Roma: «Se si prende seriamente in considerazione che questa è la Capitale d’Italia e c’è bisogno di un intervento del governo io sono disponibile e onorato di fare la mia parte. Se invece l’idea è che Roma debba chiudere – avverte il sindaco – che le municipalizzate debbano fallire io non sono disponibile». Poi l’incontro al Mef per analizzare la bozza in lavorazione al ministero. Intanto cresce la pressione delle opposizioni. «Aspettiamo di conoscere il provvedimento con cui il nuovo governo vorrà salvare il bilancio di Roma – spiega Linda Lanzillotta di Scelta Civica -e, almeno questa volta, imporre anche le misure strutturali necessarie al suo risanamento». «Il rischio default esiste – spiega Marco Causi, deputato Pd – ma il dissesto, semmai, si valuta a consuntivo e non preventivamente così come la richiesta di commissariamento che va rispedita al mittente. Aspettiamo le misure del Governo. Ma a questo punto – insiste Causi – va dato un messaggio politico forte nei confronti della capitale».

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