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Stop ai vitalizi parlamentari, passaggio al contributivo

di Davide Colombo e Marco Rogari

I vitalizi dei parlamentari assumono una fisionomia più vicina alla pensione tradizionale: dal 1° gennaio 2012 saranno calcolati con il metodo contributivo pro rata. E non potranno neppure più essere concessi prima del compimento del sessantesimo anni di età, nel caso di più mandati, e dei 65 anni previsti con un solo passaggio alla Camera o al Senato. L'annuncio è stato dato ieri dai presidenti dei due rami del Parlamento, Gianfranco Fini e Renato Schifani, al termine di un incontro con il ministro del Lavoro, Elsa Fornero e i Collegi dei questori di Montecitorio e Palazzo Madama.

Con questa decisione, che sarà messa nero su bianco nelle prossime settimane anche attraverso il via libera degli uffici di presidenza e delle stesse Assemblee, il Parlamento manda così "in pensione" il metodo retributivo e sancisce il primo atto "anti-Casta" dopo l'insediamento del governo-Monti. Il premier fin dal momento in cui ha ricevuto l'incarico ha sempre puntato sulla fine dei privilegi, oltre che su equità, rigore e crescita. E la stessa Fornero è da sempre una convinta sostenitrice del contributivo per tutti.

Con il "pro rata", comunque, il retributivo in parte sopravviverà: sulla base della retribuzione saranno infatti calcolati tutti gli anni di legislatura effettuati fino al 31 dicembre 2011, che, per il futuro, si sommeranno ai periodi contributivi innescati dalle nuove regole in vigore dal prossimo anno. Oggi il vitalizio con cinque anni di mandato si avvicina ai 2.500 euro (contro circa i 800 euro dei parlamentari francesi, i quasi mille euro di quelli tedeschi e i 1.392 euro degli eletti al Parlamento europeo) per poi salire a quasi 5mila euro con 10 anni di "servizio" nelle Camere a 7.500 euro con 15 anni di presenze. Con il passaggio al contributivo l'assegno si dovrebbe ridurre sensibilmente, a meno che non venga notevolmente aumentata l'aliquota contributiva: 8,60%, pari a circa mille euro anno. Le nuove regole impediranno di andare in pensione prima dei 60 anni, possibilità oggi consentita a diverse decine di parlamentari, anche molto conosciuti come l'ex presidente della Camera, Irene Pivetti, candidata baby-pensionata che, senza il cambio di rotta deciso ieri, il 4 aprile del 2013 avrebbe incassato l'assegno con appena 50 anni di età. Attualmente a Montecitorio il sistema dei vitalizi era disciplinato da un regolamento dell'ufficio di Presidenza della Camera approvato il 30 luglio 1997 con il quale sono state prese le distanze con il sistema in vigore nella prima Repubblica. Un sistema, quest'ultimo, grazie al quale i deputati potevano ottenere un ricco vitalizio con largo anticipo rispetto alle altre categorie: con una legislatura si maturava il diritto ad andare in pensione a 60 anni (con circa 3mila euro lordi), ma per ogni anno in più passato alla Camera o al Senato si anticipava di un anno l'andata in pensione, fino al limite dei 50 anni (ad esempio il caso Pivetti). Le regole sono diventate un pò più stringenti dopo il 1997: l'età pensionabile è salita a 65 anni, come per tutti gli altri «lavoratori», ma per i deputati con più di una legislatura piena è rimasta la possibilità di ottenere il vitalizio anche a 60 anni (con lo stesso meccanismo in vigore nella prima Repubblica: ogni anno in più in Parlamento vale l'anticipo di un anno della pensione). Analogo è il meccanismo del Senato.

Soddisfazione per la scelta dei due presidenti delle Camere è stata espressa dalla capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro: «Una decisione che va nella giusta direzione», si tratta di «un passo verso una maggiore equità tra la condizioni dei parlamentari e quella degli altri lavoratori». Parere non condiviso dal vice capogruppo Idv alla Camera Antonio Borghesi, che ha chiesto «più coraggio» nell'agire sui privilegi della casta.

Anche sul territorio cominciano a far presa le strette anti-privilegi: proprio ieri il consiglio regionale della Liguria ha dato il via libera all'abolizione dalla prossima legislatura dei vitalizi dei consiglieri regionali.
 

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