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Stop ai tagli dei maxi stipendi pubblici

Un giudizio atteso e che arriva proprio nei giorni del varo della legge di stabilità. I tagli alle retribuzioni dei magistrati e dei dirigenti pubblici decisi dal Governo Berlusconi nell’estate di due anni fa sono contrari alla Costituzione perché violano il principio di eguaglianza. La sentenza 223/2012 (presidente Alfonso Quaranta, giudice redattore Giuseppe Tesauro) fa cadere l’effetto dell’articolo 9 del decreto legge 78/2010, che disponeva un prelievo per il triennio 2011-2013 del 5 e del 10% sulla parte di retribuzione eccedente, rispettivamente, i 90 e 150mila euro lordi annui. A giudizio della Consulta la norma si pone «in evidente contrasto» con gli articoli 3 («Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge») e 53 («Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva») della Carta fondamentale. Incostituzionali anche gli interventi sulla retribuzione dei magistrati contenuti nello stesso decreto legge e che prevedeva un taglio del 15% dell’indennità speciale nel 2011, del 25% nel 2012 e del 32% nel 2013. E illegittimo è pure lo stop su acconti e conguagli alle toghe. Bocciata, poi, anche la norma (articolo 12, comma 10) che regolava la trattenuta del 2, 5% sul Tfr calcolato per gli stipendi dei dipendenti statali, poiché discrimina i lavoratori pubblici rispetto a quelli privati, dove la trattenuta è interamente a carico del datore di lavoro.
Con il colpo di spugna al «prelievo di solidarietà» a carico dei dirigenti e manager pubblici e mai esteso al settore privato si dovranno ora restituire a tutti gli interessati le somme sottratte in busta paga mese dopo mese. Si tratta di una platea di almeno 26.400 dipendenti, contando l’intera Pa, di cui quasi 1.500 con una retribuzione superiore ai 150mila euro. Le risorse dovranno essere necessariamente reperite con la Legge di stabilità. Il prelievo sui pubblici cifrava una minore spesa prevista in 28,9 milioni l’anno per il triennio in questione, stando alla relazione tecnica che accompagnava il decreto legge, e secondo i primi calcoli circolati in ambienti governativi si tratterà ora di reperire 50 milioni solo per i rimborsi comprensivi degli interessi di legge. Una cifra cui si dovranno poi aggiungere i 28,9 milioni di minor spesa già previsti per l’anno prossimo al lordo dell’Irap. Nel testo della sentenza i giudici delle leggi fanno anche riferimento all’ultima manovra firmata da Giulio Tremonti per motivare quello che definiscono «irragionevole effetto discriminatorio» della norma in questione. «Da un lato a parità di reddito lavorativo, il prelievo è ingiustificatamente limitato ai soli dipendenti pubblici – si legge – . D’altro lato, il legislatore, pur avendo richiesto (con l’art. 2 del d.l. n. 138 del 2011) il contributo di solidarietà di indubbia natura tributaria del 3% sui redditi annui superiori a 300mila euro, al fine di reperire risorse per la stabilizzazione finanziaria, ha inopinatamente scelto di imporre ai soli dipendenti pubblici, per la medesima finalità, l’ulteriore speciale prelievo tributario oggetto di censura».
Magistratura Indipendente ha chiesto al Governo di rispettare la sentenza e stralciare dalla Legge di stabilità 2013 le norme già dichiarate incostituzionali, mentre la Fp Cgil ha sottolineato che la sentenza va ora applicata anche per 10mila medici pubblici «che da anni subiscono il blocco dei contratti e delle retribuzioni come tutti i lavoratori della Pa».

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