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“Stop ai sussidi per gli immigrati Ue” Bruxelles frena il turismo del welfare

L’EUROPA è sempre meno solidale quando si tratta di welfare. I cittadini dell’Ue possono circolare liberamente ma le condizioni per beneficiare di servizi sociali e sussidi pubblici non sono uguali per tutti. Dall’inizio della crisi, molti Stati membri stanno cercando di imporre nuovi limiti e restrizioni. E da mercoledì è arrivata una sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue che dà ragione ai movimenti populisti che vorrebbero imporre una “preferenza nazionale” per il welfare. Secondo i magistrati della Corte europea i cittadini disoccupati che si recano in un altro Stato membro con l’unico fine di beneficiare degli aiuti pubblici «possono essere esclusi da alcune prestazioni sociali di base».

La sentenza è partita dal caso di una cittadina rumena e di suo figlio che vivono a Lipsia e che si sono visti negare i servizi dell’assicurazione sanitaria di base perché senza reddito e non alla ricerca di un lavoro. Secondo i Jobcenter, i centri di assistenza sociale tedesca, la donna non parla tedesco, non cerca lavoro e non ha mostrato alcuna volontà di integrarsi. Un caso limite, rispetto a quello di migliaia di cittadini che si muovono tra le nazioni europee in cerca di opportunità professionali e con spirito di adattamento. Negli ultimi anni, gli attacchi alla libera circolazione e al Trattato di Schengen si moltiplicano. E le regole sono diventate sempre più rigide e severe non solo per cittadini extracomunitari o dei nuovi paesi membri, come Romania e Bulgaria, ma anche per le nazioni che hanno fondato l’Europa, tra cui l’Italia.
Nonostante i ripetuti allarmi dei movimenti euroscettici, il cosiddetto “turismo del welfare” è molto limitato. Uno studio realizzato nel 2013 per la Commissione europea ha dimostrato che solo il 2,8% dei cittadini Ue cambia resi- denza ogni anno e meno di un terzo è inattivo (disoccupato, in pensione o studente). La presunta invasione di furbi (secondo un cliché, venuti dal Sud) che vogliono sfruttare i generosi welfare tedeschi, francesi o inglesi, non esiste. Un altro rapporto dell’Ocse ha sottolineato come i lavoratori migranti all’interno dell’Ue paghino più tasse e contributi dei sussidi che incassano. Ma nell’attuale contesto politico i dati reali non vengono presi in considerazione. È più forte la battaglia contro i “parassiti” stranieri dello Stato sociale: una bandiera dei nemici dell’Europa, e non solo.
In Germania la sentenza è stata accolta da un plauso bipartisan. «Finalmente è stato chiarito che la libera circolazione non significa automaticamente accesso al sistema di previdenza degli Stati membri», ha commentato il vicepresidente Frans Timmermans. Per il Front National la decisione «è la prova che la priorità nazionale agli aiuti sociali è possibile: se si applica agli stranieri dell’Unione, si applica anche a tutti gli stranieri non europei». Per David Cameron si tratta di una vittoria simbolica e di “buon senso”. Da tempo il premier britannico, incalzato dagli euroscettici dell’Ukip di Nigel Farage, si batte per limitare l’accesso al welfare per i cittadini comunitari. Insieme a Olanda, Austria eGermania, la Gran Bretagna ha chiesto a Bruxelles di varare sanzioni legali e finanziarie “efficaci” contro chi abusa della libertà di movimento e pesa in maniera indebita sul welfare dei paesi più ricchi. L’iniziativa non aveva finora avuto seguito. E Angela Merkel ha frenato Cameron sull’idea di limitare la libera circolazione dei cittadini comunitari. Ma la sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue dimostra che, anche nel cuore dell’Europa, il vento è cambiato.
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