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Stop ai ricorsi troppo lunghi

Stop a ricorsi e atti difensivi «fiume» nel processo amministrativo. L’avvocato deve rispettare infatti il principio di sinteticità degli atti dettato dal Codice del processo amministrativo. A stabilire le regole sulla dimensione dei ricorsi ai Tribunali amministrativi regionali e degli altri atti difensivi è un decreto del presidente del Consiglio di stato, in attuazione dell’art. 40 della legge di conversione del dl n. 90/2014.

La bozza, oggetto del parere del Consiglio nazionale forense, dell’Avvocato generale dello stato e delle associazioni di categoria riconosciute degli avvocati, è suddivisa per punti e stabilisce le misure, in termini di righe e pagine, entro le quali si devono attenere gli avvocati, prevedendo anche sanzioni «processuali» pesanti in caso di «sforamento». Una normativa che, però, secondo il Cnf, «si pone in contrasto con i principi di effettività e di efficacia del principio costituzionale di difesa». In particolare, nel parere approvato il 16 aprile scorso, il Cnf chiede anzitutto la modifica della norma primaria, che tra l’altro «assegna ad una fonte impropria come un decreto del presidente del Cds, il potere di intervenire sul diritto di difesa». I processi amministrativi, infatti, «possono comportare l’impugnazione di più atti amministrativi, la cui sola descrizione può richiedere numerose pagine: «strozzare» le argomentazioni in un numero predefinito di pagine può portare alla sostanziale negazione del diritto di difesa». A parere del Cnf, comunque, l’aspetto più critico del decreto, che coinvolge anche la interpretazione della norma di legge, è quello della sorte dei motivi di ricorso o delle argomentazioni a sostegno delle tesi difensive che siano poste nelle pagine eccedenti il numero ammissibile. Il legislatore, infatti, stabilisce espressamente che «il giudice è tenuto a esaminare tutte le questioni trattate nelle pagine rientranti nei suddetti limiti; il mancato esame delle suddette questioni costituisce motivo di appello avverso la sentenza di primo grado e di revocazione della sentenza di appello». Affermando così l’inammissibilità e improcedibilità delle questioni trattate nelle pagine eccedenti i limiti, «con la conseguenza che le questioni poste non sarebbero esaminate, senza che il mancato esame delle stesse possa costituire motivo di impugnazione». Secondo il Cnf, però, in questi casi «si deve applicare la norma generale dell’articolo 3, comma 2 del Codice del processo amministrativo, per cui il giudice sarà tenuto a valutare in concreto se la violazione dei limiti di pagine costituisca un comportamento elusivo del principio di sinteticità e, come tale, da sanzionare; o piuttosto se il superamento del limite non si sia reso necessario, perché funzionale alla tutela della posizione giuridica della parte». Inoltre, il Cnf chiede: di aumentare le dimensioni di alcuni atti con la previsione di un numero di pagine non inferiore a 30, in conformità agli esiti della verifica effettuata dall’Ufficio sulla lunghezza media degli atti depositati al Cds; di allineare la previsione del raddoppio dei limiti di dimensione degli atti difensivi con riferimento al valore effettivo della controversia, ai valori di soglia previsti dalla normativa, comunitaria e nazionale, sui contratti pubblici. Infine, secondo il Cnf, il valore effettivo della controversia va determinato con riferimento all’importo posto a base della procedura di gara o di affidamento, al netto dell’Iva. Mentre il raddoppio dei limiti di dimensione degli atti difensivi va esteso alla esigenza di riproposizione di domande ed eccezioni non esaminate nella sentenza di primo grado.

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