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Stop ai licenziamenti prorogato a ottobre solo per tessile e moda

Per i datori di lavoro delle industrie tessili-abbigliamento-pelletteria sono previste altre 17 settimane di cig gratuita (non sono dovuti i contributi addizionali) da fruire dal 1° luglio al 31 ottobre. Queste aziende, che ancora oggi sono in forte difficoltà, entrano così di fatto nella normativa prevista per le piccole imprese e per quelle del terziario (che rientrano nel campo d’azione di cig in deroga e Fis): ciò significa che fino al 31 ottobre, anche loro, manterranno un divieto generalizzato di licenziamento per motivi economici (tranne le eccezioni, già previste dalle regole vigenti: cessazione definitiva dell’attività, accordo collettivo aziendale di incentivo all’esodo, fallimento). L’intervento costa poco meno di 200 milioni.

Non solo. Per le imprese del settore manifatturiero che hanno esaurito (o stanno per farlo) gli ammortizzatori sociali emergenziali previsti dal decreto Marzo (dl 41 del 2021), viene “azzerato il contatore”, e potranno contare su un massimo di altre 13 settimane di cassa fruibili fino a dicembre. Per questa misura si sta pensando di far nascere un fondo ad hoc, alimentato con 350-400 milioni.

Riunione dopo riunione, a livello tecnico, tra gli esperti di palazzo Chigi, Mef, Mise e Lavoro, e politico, inizia a prende forma l’intervento, da inserire nel decreto legge su fisco e lavoro atteso domani – salvo sorprese – in Cdm, che “puntella” l’uscita dalle misure emergenziali, che per industria e costruzioni, come si sa, scatta da giovedì, 1° luglio.

Da tale data, per il manifatturiero, termina perciò il blocco generalizzato dei licenziamenti che Italia dura ininterrottamente da febbraio 2020 (siamo stati un unicum a livello mondiale).

La cornice regolatoria è il faticoso, ed equilibrato, compromesso raggiunto nel decreto Sostegni bis direttamente dal premier, Mario Draghi: dal 1° luglio le imprese di industria e costruzioni hanno la cig scontata fino al 31 dicembre (non si pagano i costi di funzionamento che sono del 9%-15% della retribuzione), in cambio dell’impegno a non licenziare nessun dipendente. Non è, tuttavia, un divieto assoluto di licenziamento perché un’azienda che non voglia chiedere la cig scontata è libera di licenziare. Per i servizi e le piccole imprese il divieto totale di licenziamento (sia che si usi la cassa sia che non la si usi) vale fino a fine ottobre e l’ammortizzatore è gratuito fino a fine anno.

Ebbene, su questo assetto normativo si innestano le modifiche allo studio, e avallate ieri sera dal vertice di governo. L’industria e le costruzioni sono ripartite: ma per tessili-abbigliamento-pelletteria la situazione è ancora adesso più critica (molte imprese di questi settori erano già in crisi prima del Covid-19) e quindi per loro viene fatta una deroga, e seguiranno lo stesso trattamento riservato alle aziende che usano la cassa in deroga o l’assegno ordinario del Fondo di integrazione salariale (terziario, piccole imprese) che hanno avuto, appunto, la proroga della cassa Covid e il contestuale blocco dei licenziamenti fino al 31 ottobre. Mentre per il resto dell’industria e le costruzioni, resta in vigore l’attuale normativa. Per le imprese invece che non hanno più la cig d’emergenza, ma hanno bisogno comunque di sostegno, arrivano altre 13 settimane di ammortizzatore (con un fondo ad hoc da 350-400 milioni).

Nel pacchetto lavoro del decreto-legge atteso domani dovrebbe entrare anche una proroga di 6 mesi della cigs per crisi aziendale in favore delle imprese del settore aereo. Costo stimato: circa 20 milioni quest’anno.

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