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Stop ai fondi «blocca-verifiche»

di Antonio Iorio

È fondata l'incriminazione per sottrazione fraudolenta del contribuente che, a seguito di una verifica fiscale, ha costituito un fondo patrimoniale, per cautelare i propri beni. Ai fini della quantificazione dell'imposta evasa, il giudice penale non può ricorrere alle presunzioni fiscali ma il contribuente deve chiarire dove esse siano errate. A precisare questi due importanti principi è la Corte di cassazione, terza sezione penale, con la sentenza 23986 depositata il 15 giugno.

I giudici sono stati chiamati a valutare la legittimità di un sequestro preventivo per equivalente, operato da un Tribunale, su beni intestasti a un contribuente indagato per vari reati tributari e per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. In relazione a quest'ultimo delitto, l'indagato aveva costituito un fondo patrimoniale, subito dopo un controllo fiscale, avente per oggetto i propri beni immobili, con riserva di proprietà a suo favore, privo di giustificazione e quindi ritenuto fraudolento. Questa costituzione era avvenuta subito dopo una verifica fiscale per sottrarsi, secondo l'accusa, alla pretesa erariale.

Il contribuente era stato indagato per dichiarazione infedele (articolo 4, decreto legislativo 74/2000), omessa dichiarazione (articolo 5) e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (articolo 11, decreto 74/2000). Nei suoi confronti era stato eseguito un sequestro preventivo per equivalente di titoli, azioni, quote sociali e immobili per oltre sei milioni di euro. Il Tribunale del riesame aveva rigettato il dissequestro: quindi era stato proposto ricorso per cassazione nel quale, in sintesi, il contribuente aveva lamentato la competenza del tribunale e l'errata quantificazione, per presunzione, delle imposte evase. Secondo la difesa, infatti, la competenza ai fini della sottrazione fraudolenta doveva essere individuata, non già con riferimento al luogo in cui il fondo era stato stipulato, ma in quello di trascrizione nell'atto di matrimonio che rendeva opponibile ai creditori il fondo. Veniva poi lamentato il fatto che la quantificazione delle imposte evase era avvenuta attraverso l'utilizzo di presunzioni fiscali estranee al processo penale.

La Corte di cassazione ha respinto il ricorso. In particolare i magistrati hanno ritenuto competente il giudice del luogo in cui il fondo patrimoniale è stato stipulato e non quello di redazione dell'atto di matrimonio nel quale era stato trascritto. Hanno poi ribadito che il fondo, se costituito con modalità fraudolente, integra la fattispecie del delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte prevista dall'articolo 11. Questa ipotesi criminosa, infatti, a seguito delle modifiche apportate dal decreto legislativo 74/2000, rispetto alla precedente formulazione, non costituisce più un reato di danno ma di pericolo, con la conseguenza che per la sua integrazione non è necessario che la procedura di riscossione abbia avuto esito negativo, essendo sufficiente che gli atti fraudolenti siano solo potenziali a questo fine. Per quanto concerne, invece, la quantificazione dei tributi evasi, mediante l'utilizzo di presunzioni fiscali, i giudici di legittimità hanno evidenziato che certamente sono condivisibili le ragioni del contribuente: tuttavia questi, in concreto, non ha indicato quali errori siano stati commessi nella quantificazione dell'imposta evasa.

 

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