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Stop ai controlli sprint sui recuperi dei crediti

Accertamento illegittimo se emesso prima della decorrenza dei 60 giorni dal rilascio del verbale di constatazione quando la motivazione dell’urgenza fornita dall’ufficio è errata. A precisarlo è la Corte di cassazione con la sentenza n. 27831 depositata ieri.
La pronuncia trae origine da un provvedimento emesso dall’agenzia delle Entrate nei confronti di una società alla quale era stato disconosciuto il credito d’imposta per gli incrementi occupazionali. L’atto veniva impugnato anche per essere stato emesso prima del termine di 60 giorni dalla notifica del verbale di contestazione delle violazioni.
L’articolo 12 della legge 212/2000 prevede che l’ufficio non possa emettere l’avviso di accertamento prima che decorrano 60 giorni dalla consegna del verbale conclusivo delle operazioni, fatta salva l’eventuale motivata urgenza. La Ctp ha respinto il ricorso, mentre quella regionale ha condiviso nel merito le ragioni del contribuente. Tuttavia, sulla questione dei 60 giorni i giudici di appello hanno ritenuto sussistente l’urgenza addotta dall’ufficio circa l’imminente decadenza del potere di accertamento per l’annualità accertata. I giudici di legittimità hanno ritenuto fondate le ragioni della contribuente sulla violazione del termine dilatorio. In particolare, non è apparsa veritiera l’asserita urgenza sulla scadenza dei termini di accertamento in quanto essi sarebbero decaduti ben due anni dopo. L’ufficio ha così violato il principio di cooperazione previsto dallo Statuto.
La pronuncia offre più spunti di riflessione Innanzitutto la Corte ritiene illegittimo l’atto emesso prima del termine, dando così attuazione al principio espresso dalle Sezioni Unite, (sentenza n. 18184/2013). Nella specie, poi, ha ritenuto illegittimo un avviso di recupero del credito di imposta che, in passato, con motivazioni discutibili, era stato ritenuto escluso dalle garanzie previste dall’articolo 12 (Cass. 4687/2012). Per quanto concerne la motivazione dell’urgenza che, secondo le Sezioni unite, consentirebbe una deroga al rispetto del termine in questione, i giudici evidenziano che, nella specie, essa era errata: vi erano ancora due anni per notificare l’atto. Sotto questo profilo la pronuncia potrebbe tornare utile per censurare il comportamento degli uffici che eccepiscono tale ragione di urgenza nonostante abbiano inoltrato notizia di reato e quindi possano beneficiare del raddoppio dei termini. La Cassazione, infine, ricorda che l’eventuale urgenza non può menomare il diritto al contraddittorio. Si ritiene, a questo proposito, che la decadenza del potere di accertamento possa essere invocata solo quando non sia la conseguenza di un’errata pianificazione dell’attività di controllo dell’ufficio. Appare in sostanza non corretto che l’amministrazione decida, ad esempio, di controllare un contribuente per il periodo di imposta 2008 (di prossima decadenza), negli ultimi mesi di quest’anno, privando così il contribuente del diritto al contraddittorio, solo perché tale controllo sia stato erroneamente programmato nella seconda parte dell’anno e non nei primi mesi.

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