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Stop agli straordinari nelle fabbriche Fiat

Lo sciopero di un’ora della Fiom allo stabilimento Maserati di Grugliasco di lunedì scorso non è andato giù a Sergio Marchionne. Il numero uno di Fiat-Chrysler — che con il nuovo acronimo Fca esordirà a Wall Street nella prima metà di ottobre — ha reagito con una doppia mossa. In mattinata è uscita su La Stampa una lettera a tutti i dipendenti, in cui critica «l’esigua minoranza» che ha bloccato lo stabilimento in piena fase produttiva. Secondo le cifre dell’azienda ha scioperato l’11% di dipendenti, 209 su 2019. Nel pomeriggio ha poi annunciato la rinuncia alla richiesta degli straordinari per tutti gli stabilimenti italiani e il congelamento dei trasferimenti di 500 dipendenti in cassa integrazione da Mirafiori a Grugliasco e lo stop all’estensione a 12 dei turni di lavoro alla Maserati. La mossa arriva in risposta alla decisione dei sindacati Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri di bloccare gli straordinari in tutti gli stabilimenti italiani del gruppo (Cnh compresa) come forma di protesta per il mancato accordo sul nuovo contratto, fermo nella parte economica per le differenze tra i 250 euro proposti dall’azienda e i 280 euro cui sono scesi i sindacati. 
Era stato proprio l’accordo raggiunto sui 12 turni ad aver fatto ritirare la minaccia dello sciopero ai sindacati in Maserati, che invece era stato confermato solo dalla Fiom. E proprio per criticare quella scelta Marchionne ha deciso di rivolgersi direttamente ai «colleghi» italiani del gruppo, per chiarire che la posta in gioco è la sopravvivenza del gruppo in Italia, dove Fiat è rimasta e ha investito «al di là di una logica di mercato, come atto di responsabilità verso tutti voi e verso il nostro Paese, considerando soprattutto che la disoccupazione ha raggiunto picchi mai visti prima».
«Gli episodi recenti dovuti al comportamento di un’esigua minoranza, che hanno causato perdite produttive in un momento così delicato, non possono essere presi con leggerezza. Parlo direttamente a chi si è reso responsabile di questi episodi. Vi chiedo di riflettere sulla gravità delle conseguenze. Non sottovalutate l’effetto che le vostre azioni possono provocare». Il rischio è quello di un danno di immagine per un gruppo «globale e interconnesso, dove i destini delle 300 mila persone che lavorano con noi nel mondo sono strettamente legati e complementari», e un danno al «diritto a lavoro» per tutti gli altri lavoratori: «Non esiste in nessun altro Paese in Europa o nel mondo che permetta a una minoranza di danneggiare i diritti di tutti gli altri, specialmente il diritto al lavoro». Per questo l’appello ai dipendenti «leali», la «stragrande maggioranza», è di mantenere il vostro coraggio e la voglia di fare qualcosa di buono. Continuate a mostrare la fiducia e la passione di cui gli italiani sono capaci e che voi avete già mostrato di avere».
Tra i sindacati si sono registrate ieri le risposte di Fismic, che ha attaccato la «sciagurata iniziativa della Fiom» che ha «avuto un effetto disastroso» di lasciare in cassa integrazione 500 dipendenti, e della Fim, che con il segretario generale Ferdinando Uliano ha chiesto di riprendere il negoziato sul contratto». Di «inutili giochi di forza» ha parlato Maria Antonietta Vicaro, segretario generale dell’Ugl Metalmeccanici.
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