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Stop ad algoritmi selvaggi

La privacy stoppa l’algoritmo selvaggio nel trattamento dei dati dei lavoratori. Bisogna informare adeguatamente i dipendenti e bisogna assicurare che il sistema automatizzato non sia discriminatorio e dia risultati corretti.È il principio applicato dal Garante della privacy nella ordinanza ingiunzione n. 234 del 10 giugno 2021, con cui ha irrogato una sanzione di 2,6 milioni di euro a una società italiana che consegna cibo o altri beni a domicilio, con i cosiddetti rider (oltre 18 mila i lavoratori interessati nel caso specifico).

L’attività è svolta a mezzo di una piattaforma digitale che raccoglie gli ordini e smista l’incarico delle consegne.

La gestione informatica della piattaforma avviene attraverso algoritmi e proprio su questi trattamenti si è appuntata l’attenzione del Garante, che ha riscontrato gravi inosservanze del regolamento Ue sulla protezione dei dati n. 2016/679 (Gdpr) oltre che dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori.

In dettaglio, la società non aveva adeguatamente informato i lavoratori sul funzionamento del sistema e non assicurava garanzie sull’esattezza e la correttezza dei risultati dei sistemi algoritmici utilizzati per la valutazione dei rider. Non garantiva, nemmeno, procedure per tutelare il diritto di ottenere l’intervento umano, esprimere la propria opinione e contestare le decisioni adottate mediante l’utilizzo degli algoritmi in questione, compresa l’esclusione di una parte dei rider dalle occasioni di lavoro.

L’algoritmo in questione portava, infatti, anche a limitare le consegne assegnate a ciascun rider o all’esclusione stessa dalla piattaforma. Peraltro, gli algoritmi utilizzati effettuavano calcoli sulla base di dati di cui non era verificata esattezza e pertinenza, come ad esempio chat, email e telefonate, geolocalizzazione ogni 15 secondi e visualizzazione su mappa del percorso, tempi di consegna stimati ed effettivi, dettagli sulla gestione dell’ordine in corso e di quelli già effettuati, feedback di clienti e partner, livello della batteria rimanente del dispositivo e così via.

Così non vi è certezza del risultato prodotto dal sistema, che assegna di punteggi sfavorevoli per i rider che non accettano tempestivamente l’ordine o lo rifiutano, mentre favorisce i rider che accettano nei termini stabiliti o consegnano il maggior numero di ordini. La possibile inesattezza dei dati in entrata compromette il risultato finale.

La parzialità dell’algoritmo ha suscitato la bocciatura da parte dell’Autorità guidata da Pasquale Stanzione che ha ordinato alla società di individuare misure correttive.

Misure che devono rimediare a utilizzi impropri o discriminatori dei meccanismi reputazionali basati sul feedback dei clienti e dei partner commerciali.

La pronuncia rappresenta una decisione pilota del Garante, che disegna il discrimine tra uso corretto e uso illecito degli algoritmi in tutti gli ambiti lavorativi pubblici e privati.

In materia, l’articolo 22 del Gdpr introduce il diritto degli interessati alla trasparenza e alla prevalenza del fattore umano.

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