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Stop a scambi di dati bilaterali

di Tancredi Sequi 

Revisione della direttiva sulla tassazione del risparmio, inibizione degli accordi fiscali bilaterali da parte dei Paesi Ue ed estensione dell'Accordo Facta a tutti i membri dell'Unione. Sono le principali novità in arrivo da Bruxelles destinate a creare scompiglio tra i pianificatori fiscali più scaltri.

La Commissione europea non sembra infatti più disposta a tollerare l'esistenza di falle nella normativa tributaria europea di cui si avvalgono gli evasori per sottrarre risorse alle casse dei governi. Una montagna di soldi, pari ad almeno mille miliardi di euro l'anno, come spiegato dal Commissario Ue alla fiscalità, Algirdas Semeta a ItaliaOggi, che ha levato i veli sulle novità in arrivo da Bruxelles contenute nel progetto di revisione della direttiva risparmio: estensione della definizione di «pagamento di interessi» a tutti i tipi di reddito, da quelli generati da prodotti assicurativi a quelli legati ai crediti non riscossi; ma anche miglioramento dei meccanismi per individuare i beneficiari di questi proventi e monitoraggio costante dei pagamenti effettuati a loro favore. Non si tratta di parole ma di promesse, messe nero su bianco dal Commissario europeo il 5 marzo scorso, all'interno di una lettera inviata a tutti i ministri delle finanze dei Paesi Ue per ribadire la necessità di attenersi all'ossatura fiscale delle norme comunitarie, limitando al massimo le iniziative personali sul terreno tributario come quelle messe in atto da Germania e Regno Unito al momento della sottoscrizione degli accordi bilaterali con Berna.

Domanda. Commissario Semeta, all'inizio del mese ha dichiarato che qualsiasi accordo bilaterale in materia fiscale tra la Svizzera e gli stati membri dell'Ue non sarà consentito. Come pensa di agire per risolvere il problema dei due accordi già firmati da Londra e Berlino con Berna?

Risposta. Il mio obiettivo è di garantire che tutti gli stati membri siano vincitori quando si tratta di riuscire a raccogliere le entrate fiscali che sono loro dovute. Ecco perché sono così fortemente intenzionato a difendere e salvaguardare un approccio europeo alla lotta contro l'evasione fiscale. Quando si fa parte di un mercato unico, il modo più efficace per risolvere il problema dell'evasione fiscale è quello di assumere una posizione unitaria contro questo problema. L'approccio unitario risulta certamente più efficace rispetto al mosaico di approcci nazionali, che viceversa potrebbero aprire la strada, per esempio, a regimi di pianificazione fiscale. Devo precisare però che la mia uscita di inizio marzo non era rivolta contro gli accordi bilaterali in materia fiscale di per sé. È perfettamente legittimo che gli stati membri cerchino soluzioni pragmatiche per il recupero di tasse che sono loro dovute al di fuori dei propri confini nazionali. Gli stati membri hanno certamente il diritto di negoziare accordi bilaterali in materia al di fuori del campo di applicazione del diritto comunitario. Ma tali accordi bilaterali non dovrebbero incidere su settori di competenza dell'Ue o indebolire zone già coperte dal diritto comunitario. Per questo motivo la Commissione intravede alcune preoccupazioni in relazione alle intese firmate dalla Germania e dal Regno Unito con la Svizzera».

D. Al di là dell'analisi dei due accordi fiscali bilaterali già firmati da Berlino e Londra con Berna, su cui la Commissione sta ancora lavorando per valutarne la rispondenza al diritto comunitario, non ci saranno altre intese di questo genere, in futuro, per i paesi membri dell'Unione?

R. Sono consapevole che alcuni stati membri hanno espresso interesse alla negoziazione di accordi bilaterali con Berna. È per questo motivo che, il 5 marzo, ho inviato una lettera a tutti i ministri delle finanze dell'Unione europea, chiarendo ciò che ci aspettiamo da parte degli stati membri nel caso in cui volessero negoziare accordi di questo tipo. La nostra posizione è che i paesi europei non dovrebbero negoziare o firmare alcun accordo bilaterale con un paese terzo che si sovrapponga alle aree già regolamentate a livello comunitario. Disponiamo già di un robusto sistema legale a livello Ue per garantire la giustizia fiscale nell'ambito del risparmio. Non solo. La Commissione ha presentato proposte per rafforzare ulteriormente questo aspetto. E prima gli stati membri adotteranno tali proposte, prima potremo rafforzare la nostra posizione comune contro l'evasione fiscale. Per quanto riguarda i due accordi siglati da Germania e Regno Unito, la Commissione ha avuto colloqui molto costruttivi con questi paesi, sia a livello politico che tecnico al fine di risolvere i problemi riscontrati. Sono ottimista sul fatto che questi stati si sono impegnati alla modifica degli accordi per garantire la piena compatibilità con il diritto comunitario.

D. Quali saranno i pilastri della nuova direttiva risparmio che la Commissione Ue ha in programma di rivedere nei mesi a venire? E quali sono i tempi che vi siete dati per riuscire a portarla di fronte all'Assemblea di Strasburgo?

R. Nel mio recente incontro con il commissario Monti, abbiamo discusso le preoccupazioni italiane per quanto riguarda la direttiva risparmio. Sono pienamente d'accordo che le disposizioni attuali devono essere correttamente applicate da tutti i paesi membri e che la direttiva risparmio debba essere rafforzata per eliminare possibili scappatoie. Queste lacune, come per esempio l'uso di nuove architetture fiscali e di nuovi prodotti finanziari per evitare di pagare le imposte dovute, sono tutte affrontate nella proposta di revisione della direttiva presentata dalla Commissione. Questa proposta amplia la definizione di «pagamento di interessi» (su cui calcolare le imposte dovute, ndr) a tutti i tipi di reddito, dai prodotti assicurativi ai crediti, e propone di migliorare i meccanismi per individuare i beneficiari e il monitoraggio dei pagamenti effettuati a loro favore. Sono convinto che le modifiche alla direttiva potrebbero portare reali benefici fiscali a tutti gli stati membri. Per questo, la proposta di direttiva deve essere adottata il più presto possibile».

D. Non teme che in questo periodo particolarmente critico per l'economia dell'Ue caratterizzata da una crescita debole, ogni nuovo balzello imposto dai governi europei (come Italia, Grecia, Francia o Spagna, per esempio), possa frenare la ripresa della congiuntura?

R. Non può di certo sfuggire il fatto che gli stati membri debbano trovare nuove entrate per consolidare i propri bilanci e uscire da questa crisi. I tagli alla spesa, da soli, non sono sufficienti. Nella maggior parte dei casi, quindi la tassazione diventa uno strumento importante per la riduzione dei disavanzi di bilancio. Tuttavia, ho più volte sottolineato che gli stati membri non dovrebbero solo aumentare le tasse in modo arbitrario. Essi devono cercare soluzioni fiscali intelligenti che incoraggino la crescita e assicurino un'equa ripartizione degli oneri.

Serve una tassazione amica della crescita, che supporti le imprese e l'innovazione, e che incoraggi l'occupazione. Per raggiungere questo obiettivo si dovrebbe spostare l'onere dalle imposte più distorsive sul lavoro, verso quelle tasse che non producono un effetto depressivo sulla crescita. In particolare, sarebbe consigliabile far leva maggiormente sulle imposte sulla proprietà e sui consumi. Allo stesso modo, è giusto che tutti i settori contribuiscano per la loro quota alle entrate pubbliche. La tassa sulle transazioni finanziarie che ho proposto per l'Ue, per esempio, permetterebbe di risolvere una situazione che vede oggi il settore finanziario sotto-tassato rispetto ad altri settori. Se il settore finanziario rendesse un giusto contributo alle finanze pubbliche, la Ftt potrebbe arrivare a mettere assieme la somma significativa di 57 miliardi di euro all'anno senza gravare sui comuni cittadini.

Non solo. In molti stati membri si potrebbero trovare considerevoli fonti di ricavo attraverso l'ampliamento della base imponibile e una maggiore determinazione nel contrasto all'evasione. Limitare le agevolazioni fiscali e le esenzioni, per esempio, potrebbe portare a importanti nuove entrate senza gravare i cittadini con ulteriori aumenti dei livelli standard di tassazione. Questa è una delle componenti principali della strategia Iva che ho presentato lo scorso dicembre, i cui lavori inizieranno quest'anno. Infine, una tassazione «intelligente» implica la raccolta di tutte le entrate dovute. In questo senso risulta oggi fondamentale la lotta all'evasione fiscale. Gli ultimi dati mostrano che all'interno dell'Unione europea si perdono ogni anno mille miliardi di euro a causa di evasione ed elusione fiscale. Come ho già detto, a livello Ue sto lavorando per rafforzare gli strumenti comuni contro l'evasione fiscale. Sono anche concentrato a garantire un maggiore coordinamento a livello comunitario in modo che i pianificatori fiscali più aggressivi non riescano a sfruttare le lacune ancora esistenti tra i diversi sistemi degli stati membri. A livello nazionale, gli stati dovrebbero adottare misure forti e assicurare che vengano messi in atto deterrenti adeguati contro l'evasione. Sono consapevole del fatto che l'Italia è stata particolarmente attiva in questo campo negli ultimi tempi, e può anche avere qualche «best practice» da condividere con i partner dell'Ue.

D. Come giudica la firma dell'accordo Facta da parte di cinque paesi europei? L'Europa è disposta a modificare la direttiva risparmio, al fine di allinearla alle linee guida Facta?

R. La Commissione è stata attivamente impegnata nelle discussioni con gli Stati Uniti per trovare un approccio al Facta di tipo business-friendly. L'accordo degli Stati Uniti per un approccio allo scambio di informazioni fiscali governo-governo è stato un risultato estremamente positivo. Non solo, infatti, permette di ridurre significativamente gli oneri e i costi potenziali che il Facta potrebbe comportare per le istituzioni finanziarie, ma rafforza anche gli sforzi dell'Ue per promuovere l'applicazione globale dello scambio automatico di informazioni ai fini fiscali. Dal momento che lo scambio di informazioni paese-paese previsto dal Facta sarà reciproco, questo aiuterà anche l'Unione europea a prevenire l'evasione fiscale off-shore. La Commissione intende incoraggiare e assistere ogni stato membro che vuole adottare questo approccio allo scambio di informazioni mediante accordi bilaterali con gli Stati Uniti. Se tutti gli stati membri dell'Ue concordassero di utilizzare questo approccio con gli Stati Uniti, ciò potrebbe facilitare lo scambio di informazioni ai fini Facta all'interno delle direttive comunitarie come la Direttiva sul risparmio».

D. Spostandoci dal generale al particolare, come valuta l'Europa la politica fiscale messa in atto dal governo Monti? Pensa che l'Italia si stia muovendo bene aumentando la tassa sulle case ed elevando l'Iva dal 21 al 23% entro la fine dell'anno?

R. I mercati hanno chiaramente apprezzato la politica fiscale messa in atto dal governo Monti, come evidenziato dal forte calo dello spread a 10 anni sui titoli di stato. Il pacchetto fiscale del dicembre 2011 è in linea con quanto consigliato dalla Commissione in termini di spostamento degli oneri dalle imposte dirette verso le imposte indirette e tasse sulla proprietà. Nel giugno di quest'anno, sulla base di programmi nazionali di riforme, la Commissione presenterà raccomandazioni specifiche a ciascuno stato membro, compresa l'Italia.

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