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Stop a processi paralleli

Stop ai processi paralleli nella Ue. Gli stati devono parlarsi ed evitare che su uno stesso fatto ci siano due procedimenti (divieto del ne bis idem). E poi standard Ue per i processi in assenza dell’imputato. Mattone dopo mattone si costruisce la procedura penale europea: attraverso l’uniformità che si raggiunge con il recepimento della normativa Ue da parte dei singoli stati. Come nel caso degli schemi di decreti legislativi, approvati in via preliminare dal consiglio dei ministri del 13 novembre 2015, che recepiscono altrettante decisioni quadro.

Processi paralleli. Evitare il doppio processo in due stati europei per uno stesso fatto, e cioè il ne bis in idem. È l’obiettivo dello schema di decreto legislativo, che si propone di conformare il diritto italiano alla decisione quadro 2009/948/Gai, sulla prevenzione e la risoluzione dei conflitti relativi all’esercizio della giurisdizione nei procedimenti penali. Il meccanismo di risoluzione stabilisce che gli stati europei, ugualmente competenti ad avviare un’azione penale in relazione a un illecito sulla base dei medesimi fatti, dopo essersi consultati, si accordino, anche con l’ausilio di Eurojust, per individuare lo stato su cui concentrare la giurisdizione. È lasciata dunque alle autorità interessate la massima flessibilità per addivenire a una soluzione efficace, compatibilmente con i principi del proprio ordinamento. Nel dettaglio le autorità italiane, se hanno notizia di un procedimento parallelo in altro stato dell’Unione, devono prendere contatto con l’autorità dell’altro stato per verificare se è proprio cosi. In caso affermativo si devono intavolare consultazioni per eventualmente concentrare la giurisdizione presso un solo stato. La richiesta deve indicare il fatto e le circostanze del procedimento penale, l’identità dell’indagato e la fase del procedimento. Allo stato modo le autorità italiane potrebbero essere contattate da quelle omologhe di altri stati europei e lo schema di decreto in esame impone l’obbligo di rispondere. La procedura di consultazione deve interessare anche il ministero della giustizia, che potrà vietare la concentrazione del processo e, quindi, disporre che il processo italiano prosegua se sono in gioco la sicurezza interna o altri interessi essenziali dello stato. Durante le consultazioni il procedimento non è sospeso, ma non si può emettere sentenza. Se si decide la concentrazione dei procedimenti in Italia, sono fatti salvi gli atti probatori compiuti all’estero; mentre se il processo si sposta nell’altro stato europeo, il processo italiano diventa improcedibile.

Mandato d’arresto Ue. Uniformità di garanzie per l’imputato quando l’autorità giudiziaria deve decidere in esecuzione di un mandato d’arresto europeo della consegna di un soggetto ad altro stato dell’unione. È quanto prevede lo schema di decreto legislativo, che attua la decisione quadro 2009/299/Gai, sul reciproco riconoscimento alle decisioni pronunciate in assenza dell’interessato al processo. Lo schema di decreto prevede la diversa casistica della consegna di un cittadino ad altro stato europeo in caso di processo, in cui l’imputato è rimasto assente. Passiamola in rassegna. L’imputato può essere consegnato se ha ricevuto la comunicazione formale della data del processo e della possibilità di processo in contumacia, se ha nominato un difensore e se ha ricevuto la notifica della sentenza emessa in sua assenza e se ha avuto il diritto di ottenere una riapertura del giudizio oppure se ha la possibilità di ricevere la notifica della sentenza subito dopo la consegna e se gli sarà possibile chiedere la riapertura del procedimento partecipato. Se mancano queste condizioni la consegna dell’imputato si blocca.

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