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Stop a diesel e benzina nel 2035

È un pacchetto di misure ambientali incredibilmente complesso quello presentato ieri dalla Commissione europea qui a Bruxelles. L’obiettivo è di agire su vari fronti, regolamentari, industriali e fiscali, pur di ridurre i gas nocivi del 55% entro il 2030. Tra le misure spicca quella relativa alle automobili: dal 2035 in poi non potranno più essere venduti veicoli che emettono emissioni inquinanti. La rivoluzione ecologica non sarà priva di costi sociali e di rischi economici.«Oggi presentiamo una strategia con la quale raggiungere i nostri obiettivi climatici, che non sono solo un impegno politico, sono ormai un obbligo giuridico», ha spiegato in una conferenza stampa la stessa presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «Cambiamenti di questo tipo non sono mai facili. Molti diranno che dobbiamo fare meno e più lentamente. Ma nella situazione in cui versa il nostro pianeta fare meno significa non fare nulla, e non possiamo permettercelo».

Le proposte – oggetto ora di un negoziato tra il Parlamento e il Consiglio – prevedono che si attribuisca un prezzo alle emissioni nocive. Nel contempo, Bruxelles vuole incentivare l’innovazione offrendo un premio a chi produce in modo pulito. Sforzi particolari sono richiesti da settori quali il trasporto, il riscaldamento degli edifici o l’agricoltura. L’impegno è di ridurre i gas in questi campi non più del 29%, ma del 40%, sempre entro il 2030 (i target cambiano a seconda del Paese: -43,7%, è il nuovo obiettivo italiano).

Sul fronte automobilistico, dopo sofferte discussioni nel collegio dei commissari, l’esecutivo comunitario ha deciso di proporre che dal 2035 le auto nuove non possano emettere emissioni nocive. Già dal 2030 i nuovi veicoli dovranno emettere il 55% in meno rispetto ai dati del 2021. Nel contempo, per promuovere auto alternative, i Paesi membri dovranno sistemare centraline di ricarica ogni 60 chilometri nel caso di veicoli elettrici e ogni 150 chilometri nel caso di veicoli a idrogeno.

Il pacchetto prevede una riforma del mercato delle emissioni nocive (noto con l’acronimo inglese ETS). Questo mercato permette alle imprese più inquinanti di acquistare quote di emissioni pur di evitare di pagare sanzioni. Da quando è stato creato, 16 anni fa, l’ETS ha permesso di ridurre le emissioni del 43% nei settori industriali più energivori. Il mercato verrà esteso ai settori aereo e marittimo. Un nuovo ETS sarà creato per il settore edile e del trasporto su strada.

La Commissione europea propone altresì di riformare la direttiva sulla tassazione dell’energia, che risale al 2003. Attualmente il testo incentiva nei fatti l’uso di fonti fossili. La riforma promuoverà l’uso di energie pulite. In particolare, la tassazione colpirà non più i volumi, bensì il contenuto in energia dei singoli prodotti. La proposta comunitaria introduce una tassa europea sul kerosene, che secondo molte compagnie aeree rischia di penalizzare la loro competitività internazionale.

La rivoluzione ecologica vuole aiutare l’ambiente creando un nuovo volano industriale. Le scommesse sono almeno due: preservare la competitività dell’economia ed evitare eccessivi costi sociali. Con un occhio all’esperienza dei gilets jaunes francesi nel 2018, Bruxelles propone un nuovo Fondo sociale per il clima. Per il periodo 2025-2032, quest’ultimo avrà a disposizione 72,2 miliardi di euro per aiutare le famiglie più penalizzate da una strategia climatica che provocherà un aumento delle bollette.

Nel frattempo, la Commissione europea vuole che dal 2030 in poi il 40% dell’energia prodotta venga da fonti rinnovabili (rispetto al target attuale del 32%). Il pacchetto prevede anche la decarbonizzazione attraverso le foreste in particolare: almeno tre miliardi di alberi verranno piantati in tutta l’Unione europea sempre entro la fine del decennio. Per ultimo, tra le proposte presentate da Bruxelles, vi è anche un dazio ambientale (si veda l’articolo pubblicato a fianco).

«La direzione generale è quella giusta, ma il diavolo è nei dettagli con molti di questi estremamente importanti nel cercare il giusto equilibrio tra l’ambizione climatica e le sfide economiche e tecnologiche», ha commentato Pierre Gattaz, presidente di Business Europe. Sul fronte opposto, Jorgo Riss direttore di Greenpeace Europa, ha osservato che «molte misure non entreranno in vigore prima di dieci anni o più, come per esempio l’eliminazione graduale delle auto inquinanti a partire dal 2035».

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