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Stipendi ai manager a due vie

I compensi riconosciuti all’amministratore-socio sono deducibili, ma vale sempre (o quasi) il principio di cassa. Uno dei temi sempre tra i più discussi che riguardano la fiscalità (soprattutto delle pmi) è quello riguardante il trattamento dei compensi riconosciuti agli organi amministrativi. La questione sembra non avere pace tanto che anche l’Agenzia delle entrate è dovuta tornare sul punto con la risoluzione 113/E del 31 dicembre 2012. L’intervento della prassi (stimolato da un’istanza di interpello di un contribuente) ha, si spera in via definitiva, affermato che l’articolo 95, comma 5 stabilisce che «i compensi spettanti agli amministratori delle società ed enti di cui all’art. 73, comma 1, sono deducibili nell’esercizio in cui sono corrisposti». Quindi nessun dubbio può essere avanzato circa la loro rilevanza ai fini del computo del reddito del soggetto erogante (seppur rispettando il criterio di cassa), in quanto per i soggetti Ires il reddito deve essere determinato solo dalle norme che regolano tale imposta senza che sia più possibile l’applicazione di disposizioni contenute in sezioni diverse. Ma anche per le società di persone nulla cambia: l’art. 95 è applicabile anche nei confronti delle società in nome collettivo e in accomandita semplice a seguito dell’espresso rinvio contenuto nel comma 1 dell’articolo 56 del «nuovo» Tuir per cui «il reddito d’impresa è determinato secondo le disposizioni della sezione I del capo II del titolo II».

Il dubbio a dir la verità non dovrebbe neanche sussistere anche se vi è da dire che nell’istanza presentata, in cui si sosteneva la indeducibilità in capo alla società e conseguentemente la intassabilità in capo alla persona fisica del compenso, è richiamata una sentenza della Commissione tributaria regionale di Torino (n. 8/34/12, pronunciata il 23/11/2011 e depositata in data 06/02/2012) in cui si è sostenuta tale tesi. Senza poi dimenticare l’ordinanza n. 18702 del 13 agosto 2010 della Corte di cassazione, antesignana di tale orientamento.

Superato ciò e confermata la deducibilità dei compensi la regola da considerare è quella che vuole tali componenti deducibili per cassa: nonostante la loro imputazione contabile a conto economico deve avvenire seguendo l’ordinario principio di competenza diverse sono le regole fiscali.

In tale ipotesi è decisivo il momento del pagamento in quanto ai sensi dell’art. 95 del Tuir, i compensi spettanti agli amministratori sono deducibili dal reddito della società nell’esercizio in cui sono corrisposti (e non in quello in cui sono maturati). La regola è stata introdotta per evitare manovre elusive in forza delle quali la società avrebbe potuto dedurre i compensi dovuti agli amministratori anche se non pagati, mentre gli amministratori percipienti non avrebbero conseguito alcun reddito imponibile (in quanto non avrebbe materialmente percepito il compenso).

Inoltre occorre ricordare che il principio di cassa si applica indistintamente per tutti gli amministratori ma vi sono differenza qualora chi percepisce i compensi è:

a) un professionista nell’esercizio dell’attività propria (il compenso costituisce di reddito di lavoro autonomo); o

b) un soggetto con un altra qualifica professionale (il compenso costituisce reddito assimilato a quello di lavoro dipendente).

Tale distinzione rileva ai fini del trattamento da riservare ai compensi erogati dopo il 31 dicembre, ma entro il 12 gennaio. Infatti, il criterio di cassa allargata vale solo per i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, ma non per i redditi percepiti in qualità di libero professionista. Così, per esempio, una somma corrisposta il 10 gennaio 2013 sarà deducibile:

  • nel periodo d’imposta 2012 se il percettore consegue tali redditi nell’ambito di quelli assimilati al lavoro dipendente;
  • nel periodo d’imposta 2013 se il percettore consegue tali redditi nell’esercizio della sua attività professionale.Come chiarito dalla circolare n. 54/E del 19 giugno 2002 (punto 9), il cosiddetto criterio di «cassa allargata» trova applicazione solo in relazione ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendenti corrisposti da soggetti titolari di reddito di impresa, rappresentando un’eccezione rispetto al criterio di cassa «ordinario» (per esempio, i compensi corrisposti in data 10 gennaio 2011 da titolari di reddito autonomo ai propri dipendenti sono deducibili soltanto nell’esercizio 2011). Ma come si vedrà nell’altro articolo in pagina vi sono poi i casi particolari che devono seguire regole differenti da quelle ordinarie.
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