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Stimoli all’economia, Draghi accelera I saggi tedeschi criticano Merkel

La Bce ha messo in atto «un’espansione monetaria senza precedenti» per combattere gli effetti della crisi. Mario Draghi, presidente della banca centrale europea illustra le misure adottate, ricordando in particolare la decisione di allargare il bilancio della Bce ai livelli di inizio 2012 – che significa 1000 miliardi di nuova liquidità per l’economia – e l’impegno preso per ulteriori interventi straordinari se fosse necessario. 
Draghi interviene alla cerimonia per il centenario della nascita di Federico Caffè, e mentre parla da Berlino rimbalzano le critiche dei consiglieri economici del governo tedesco che invece invitano la Bce ad evitare «l’annunciata grande espansione» del bilancio, perlomeno fino a quando «la deflazione non sarà una realtà dell’eurozona, non solo una previsione», dicono nel loro rapporto in cui rivedono anche al ribasso le previsioni di crescita della Germania provocando il risentimento della cancelliera Angela Merkel. Ma un assist al numero uno dell’Eurotower arriva – e non è cosa frequente – dal presidente della Bundesbank Jens Weidmann che, in contrasto con gli economisti tedeschi, rileva come sia «appropriato» che la Bce adotti una «politica monetaria espansiva e che il consigli o direttivo discuta nuove misure e continui a farlo». Un indiretto appoggio a Draghi, dunque, dopo i rumors sull’esistenza di polemiche circolati nelle scorse settimane, anche se Weidmann continua a non cedere sull’ipotesi di un eventuale futuro acquisto di titoli pubblici che «spingerebbe – dice – gli stati dell’area euro a indebitarsi ulteriormente».
Dalla politica monetaria all’economia reale. Draghi segnala ancora una volta che il livello di disoccupazione «è inaccettabile, è contro ogni nozione di equità, è la più grande forma di spreco delle risorse, è causa di deterioramento del capitale umano, incide sulle potenzialità delle economie diminuendone la crescita per gli anni a venire». E la perdita di posti, soprattutto fra i giovani, è più forte nei paesi con debito alto. «È il momento di passare dalla riflessione all’azione» dice ai governi: con misure che «permettano ai lavoratori disoccupati di trovare rapidamente un nuovo posto». Il tono è didattico, per una platea di studenti. Tra loro anche gli ex allievi di Caffè, compreso il governatore Ignazio Visco, che cita il suo antico maestro e il suo «siate sempre vigili. Non cedete mai agli idoli del momento, vale a dire alle frasi fatte, alle frasi convenzionali, rifletteteci con il vostro pensiero e la vostra capacità intellettuale».
Fuori dall’aula un altro gruppo di studenti spinge per entrare. Vogliono porre domande a Draghi al grido, però, non proprio benevolo di «fuori i banchieri dall’Università» e «sciopero sociale». Nella protesta la Bce finisce a fianco delle grandi banche private responsabili della crisi. Non sono molti, una trentina in tutto. Non riescono a entrare e finiscono davanti all’uscita del garage in attesa della vettura di Draghi. Li fronteggia un cordone di poliziotti, in tenuta anti-sommossa e manganello in mano. Cartelli, lancio di vernice rossa e slogan urlati a squarciagola fino ai pochi momenti di tensione, in cui uno studente rimane ferito, sanguinante per un esteso taglio alla fronte.
Draghi spiega di non parlare in particolare dell’Italia ma di tutta l’Eurozona. C’è però molto del nostro paese nella descrizione della Grande Crisi. C’è, in particolare, quando, sollecitando un rafforzamento della governance politica, sostiene che non esiste un problema di «perdere la sovranità, perché quella i paesi con alto debito l’hanno già persa, ma di acquistarla con la condivisione». E con le riforme. Perché politiche di bilancio e monetarie espansive comunque «da sole non bastano per generare una ripresa della crescita forte».

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