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Stima da motivare

Il contraddittorio preventivo tra fisco e cittadino è obbligatorio in tutti i casi in cui la stima del reddito è basata su indicatori, standard e valutazioni presuntive (indici di rotazione del magazzino, percentuali di ricarico), per adeguare le ipotesi accertative alla concreta realtà economica del contribuente; pena, l’illegittimità dell’avviso di accertamento. Con queste conclusioni, rese nella sentenza n. 598/39/13 dello scorso 14 ottobre, la Ctr del Lazio (sezione di Latina) ha accolto l’appello presentato da un’azienda esercente il commercio di orologi, gioielli e argenti. La verifica fiscale che dava origine al contenzioso prendeva le mosse da un questionario inviato dall’Agenzia delle entrate, con richiesta di documentazione contabile. Il controllo dei documenti aveva evidenziato delle anomalie, con particolare riguardo all’incoerenza dell’indice di rotazione del magazzino rispetto agli standard di settore. Pertanto, l’ufficio fiscale emetteva un avviso di accertamento in cui rideterminava i costi in base all’applicazione di un indice di rotazione del magazzino coerente con gli studi di settore e i ricavi applicando a detti costi delle percentuali di ricarico standard per il tipo di attività esercitata. Tra le diverse contestazioni mosse dalla ricorrente, veniva sottolineato principalmente il fatto che l’accertamento, basato su metodi standardizzati e su indicatori statistico matematici, non fosse stato preceduto dal contraddittorio preventivo, momento indispensabile per correggere e trasporre i dati parametrici al cospetto della specifica realtà accertata e delle giustificazioni allo scostamento fornite dal contribuente. Apparirebbe illogico, a parere della ricorrente, stabilire che il contraddittorio sia indispensabile (a pena di invalidità dell’accertamento) per le verifiche da studi di settore, e non lo sia, invece, quando vengono utilizzati strumenti standardizzati della medesima natura (percentuali di ricarico e indici di rotazione del magazzino) addirittura meno raffinati e precisi degli studi. La Ctr del Lazio, con la sentenza in commento, ha accolto in pieno la tesi difensiva. «L’agenzia delle entrate», si legge in motivazione, «ha l’onere di motivare e fornire elementi di prova per avvalorare l’attribuzione di maggiori ricavi derivanti dall’applicazione degli indicatori». Di contro, l’Ufficio ha proceduto alla rettifica del reddito d’impresa «limitandosi a rappresentare valutazioni presuntive, o quanto meno interpretative, non legate alla valutazione reale dei dati contabili». Alla luce di tali ragionamenti, conclude il collegio giudicante, «l’appello può essere accolto perché l’Ufficio è pervenuto alla notifica di un atto di accertamento di un reddito presunto solo su base parametrica, senza contraddittorio».

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