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Stiamo perdendo 10 mld al mese

«Le imprese debbono riprendere a produrre, non è più possibile tergiversare. La task force guidata da Vittorio Colao deve riaprire il Paese, ovviamente in sicurezza perché la salute va tutelata con ogni mezzo. Ma innanzi tutto il manifatturiero e chi esporta non riescono più ad aspettare. Inoltre la logica dei codici Ateco (cioè la divisone merceologica, ndr) non convince perché è un criterio impreciso e molto discutibile. Dobbiamo garantire sicurezza e produzione, le aziende possono diventare dei presidi importanti proprio per la salute e il controllo anti contagio. Cito l’esempio di FCA che ha presentato una serie di misure finalizzate ad affrontare la Fase2 in sicurezza. L’industria in questo caso ha indicato la strada alla politica».

Fabio Ravanelli, 51 anni, è a capo di Mirato SpA (tra i marchi: Clinians, Malizia, Breeze, Nidra, Intesa), sede a Novara, settore igiene e bellezza, 500 dipendenti e 230 miliardi di fatturato. Presiede Confindustria Piemonte, 5.500 aziende associate con 265 mila dipendenti, pressoché tutte alle prese con l’emergenza del Covid-19 e quindi l’organizzazione imprenditoriale è in prima linea nel cercare di superare almeno la parte più ostica della crisi.

Dice: «Il Politecnico di Torino, insieme alle imprese, ha elaborato un piano di azione da mettere in atto per la ripresa. Chiediamo alla Regione di offrire al governo questo prezioso contributo così da produrre una sintesi con il lavoro che sta facendo Vittorio Colao. La Regione dovrà inoltre rimodulare il piano di competitività regionale, in particolar modo intervenendo sul sistema del trasporto pubblico che evidentemente dovrà essere oggetto di una revisione completa. Per quanto ci riguarda, Confindustria sta informando le imprese sull’applicazione delle nuove linee guida in materia di sicurezza sul lavoro. E però indispensabile che siano garantiti l’approvvigionamento massivo di tutti i dispositivi di protezione individuale a prezzi calmierati e la fornitura attraverso canali trasparenti e garantiti dei test sierologici.

Domanda. È stata fatta la conta dei danni in Piemonte?

Risposta. Stimiamo un danno di 10 miliardi di euro per ogni mese di inattività. In Piemonte, rispetto al resto del Paese, la filiera automotive è particolarmente esposta così come i settori che potranno riprendere più tardi, penso al turismo, ai trasporti, alla ristorazione. Inoltre il sistema produttivo dovrà mettere in atto meccanismi di sicurezza, modificando l’organizzazione del lavoro, con ricadute sulla produttività.

D. Come giudica la gestione dell’emergenza da parte del governo?

R. Vi è stata spesso distonia tra governo e Regioni. Mi riferisco all’attuazione dei numerosi decreti, alle misure di contenimento e all’applicazione delle norme. Sotto l’aspetto finanziario riconosco l’impegno dell’esecutivo che ha saputo individuare un pacchetto di misure molto forti che dovranno in ogni caso essere ampliate con il protrarsi della crisi. Ma anche in questo frangente, purtroppo, l’esecuzione va a detrimento della manovra perché assistiamo a ritardi e lungaggini burocratiche per ottenere le erogazioni. Il nodo è garantire alle imprese immediata liquidità, se questa manca, l’intervento risulta depotenziato e le aziende rischiano di dovere chiudere o perdere quote di mercato vitali, soprattutto verso l’export.

D. È giustificabile che ogni Regione decida per sé?

R. In questo contesto eccezionale sarebbe auspicabile maggiore omogeneità nell’attuazione delle norme e nei tempi di reazione. Mi auguro che la Fase2 sarà gestita in quest’ottica, evitando fughe in avanti (o a lato).

D. Quali garanzie possono dare le aziende sul piano della sicurezza e della trasparenza?

R. Le aziende hanno tutto l’interesse ad attuare con rigore le direttive del comitato tecnico scientifico. Del resto stanno già effettuando la rimodulazione dei turni di lavoro, del servizio mensa e degli accessi a uffici e stabilimenti. Sono garantite le distanze di sicurezza ed è obbligatorio l’utilizzo di guanti e mascherine. Auspichiamo la possibilità di effettuare – direttamente in azienda – test sierologici per identificare potenziali situazioni di rischio e attuare tutto quanto per lavorare in sicurezza.

D. Ci saranno forti ricadute sull’occupazione?

R. Se le imprese potranno finalmente ripartire la crisi non diventerà strutturale e potrebbe regalarci un moderato rimbalzo dei consumi e dell’occupazione. Questo vale per gran parte dei settori produttivi. Ma alcune filiere – come ad esempio il turismo e gli eventi – subiranno gravissime ricadute sul medio periodo. Le imprese e i lavoratori dei settori più danneggiati dovranno necessariamente accedere a contributi e ammortizzatori sociali eccezionali.

D. Il sistema del credito sta rispondendo positivamente ai vostri SoS?

R. A un SoS bisogna rispondere senza burocrazia. Invece attivare la garanzia statale per molte imprese è farraginoso e complesso. Soprattutto non è compatibile con i tempi strettissimi che l’emergenza richiede. Inoltre è necessario estendere il termine degli affidamenti, quello di 8/9 anni è inadeguato.

D. Confindustria si appresta a ufficializzare il cambio di presidente. Quale ruolo avrà l’organizzazione guidata da Carlo Bonomi?

R. Il presidente designato si troverà ad affrontare uno scenario estremamente complesso. Confindustria deve essere parte attiva della ripresa economica, mettere in campo le migliori energie del Paese. Carlo Bonomi dovrà impegnarsi ad esercitare una forte leadership

D. Confindustria Piemonte aveva però appoggiato la candidatura di Licia Mattioli, uscita sconfitta dalla contesa con Bonomi.

R. Sì, avevamo sostenuto la candidatura di Licia Mattioli che è espressione del territorio e ha dimostrato in qualità di vicepresidente con delega all’internazionalizzazione, grandi competenze e capacità. L’esito della consultazione ha sancito la vittoria di Carlo Bonomi che sarà il nostro presidente e al quale daremo tutto il nostro supporto e la nostra collaborazione.

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