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Stiamo crescendo, ma troppo poco

Sorpresa, meraviglia, e polemiche intorno al dato della crescita italiana nel primo trimestre. Ci si aspettava un modesto 0,2% sul trimestre precedente, invece si è arrivati allo 0,4%, il doppio. Le polemiche consistono in questo. I filo-governativi sostengono che finalmente l’Italia si è mossa, comincia a correre, evviva.

Gli anti, naturalmente, fanno osservare che, anche così, la crescita 2017 dell’Italia si fermerà all’1,2%, poca cosa. E si tratta comunque di una delle crescite più basse nel contesto europeo. Poi si vanno a studiare un po’ i dati e si fanno delle scoperte. Il piccolo boom (come è stato soprannominato) nasce dai consumi privati e dall’aumento delle scorte. Male le esportazioni e malissimo gli investimenti, che sono scesi parecchio.

Che cosa si ricava da questi pochi numeri?

1 – Gli italiani sono un po’ più fiduciosi, nonostante il clima politico sempre turbolento.

2 – Siamo sempre poco competitivi (esportazioni male).

3 – Le aziende sono arrivate all’inizio del 2017 con i magazzini un po’ sguarniti e, visto che i mercati sembrano tirare, sono corse a riempirli.

Questa serie di fortunate coincidenze non significa che i nostri guai siano finiti. Il calo degli investimenti (nonostante la maggior produzione) si spiega con il fatto che il sistema produttivo italiano dispone di una grossa capacità produttiva inutilizzata (infatti abbiamo 3 milioni di disoccupati).

Nella grande crisi (quella cominciata nel 2007) circa un quarto delle nostre aziende ha spento la luce e si è messo in stand-by. Poco a poco stanno rientrando sul mercato, ma per tornare al livelli pre-crisi (quando la disoccupazione era sotto il 7% e non sopra l’11, come oggi) servirà parecchio tempo.

Gli imprenditori vogliono essere sicuri che la congiuntura abbia davvero cambiato segno. Insomma, stiamo uscendo dalla stagione più buia, ma non stiamo affatto correndo come il vento. Perché questo accada, bisogna ridurre la spesa pubblica, tagliare le imposte e la burocrazia. Senza qualche buona riforma, una crescita dell’1,2% sarà ancora possibile solo in occasioni molto fortunate. Non sarà la norma. Di regola, si starà sotto.

E l’1,2% di aumento del Pil è troppo poco. A noi servirebbe avere almeno il doppio, dal 2,5 al 3%. Ma, senza riforme serie, questo rimarrà un sogno. E saremo sempre gli ultimi in Europa. E con qualche milione di disoccupati «stabili» a ricordarci di non aver saputo cambiare il paese.

Giuseppe Turani

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