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“Stiamo accelerando sugli eurobond”

ROMA – Eurobond, chimera o realtà? I Grandi d´Europa si confrontano, si dividono, cercano un compromesso. Perciò, ecco Mario Monti assicurare che «il tema è chiaramente sul tavolo», che riscuote consensi «da parte di Paesi che sono e che non sono nella zona euro, come la Gran Bretagna». Conclusione: «Significa che la cosa si muove e credo che questo determinerà aspettative nei mercati». Significa che «ci sarà un´accelerazione in sede Ue: non è una questione di mesi, ma neanche di 5-10 anni». Già, solo che il Cancelliere tedesco Angela Merkel non ci sta: fonti Ue riferiscono che la signora va «avanti per la sua strada» e che rimane contraria, malgrado il pressing degli altri Stati membri. Lei stessa, parlando a Berlino, taglia corto: «Non farebbero che aggravare la crisi». Sono strumenti di «apparente solidarietà». E in ogni caso, ci sono almeno altri «dieci passi da fare» prima di arrivare agli eurobond.
Comunque, Monti li appoggia e su questo punto, cruciale per garantire la crescita del domani, fa asse con la Francia. «Non sono il solo a difenderli», conferma il neopresidente Francois Hollande, secondo cui da parte della Germania «c´è l´idea che possano essere un punto di arrivo» mentre invece «sono un punto di partenza». «Continuiamo a cercare un compromesso ma non ci siamo ancora», aggiunge. E soprattutto, fa inserire la questione nell´agenda, in vista del consiglio Ue del 28 giugno, come «tappa supplementare dell´integrazione europea».
Il tema quindi è sul tavolo, nonostante il no dei tedeschi, ma anche di Olanda, Finlandia e Svezia. Monti resta convinto che sì, arriveranno se la Germania si convince; che «non bisogna picchiare i pugni sul tavolo ma essere persuasivi»; che, nel chiuso del summit, «quelli che si sono pronunciati a favore sono più numerosi di quelli che si sono detti contrari». Incontrando il leader greco Samaras, gli dice che l´Italia vuole che il Paese resti nell´euro. «E´ l´esito più probabile», questo il suo pronostico. In tv riconosce che Atene ha subito «una umiliazione pazzesca». Confessa anche che a ottobre 2011 l´Italia ha corso il rischio di non poter pagare gli stipendi della Pubblica Amministrazione. Ora no. Ora «non ha più lezioni da ricevere e possiamo spingere tutti nella direzione del bene collettivo».
In sede Ue, i leader si danno una “road map”. Il presidente Ue, Van Rompuy, presenterà a fine giugno un rapporto sulle tappe per «approfondire l´Unione monetaria». Al lavoro con lui anche il presidente della Commissione Barroso, il lussemburghese Juncker e il responsabile della Bce Draghi. Non a caso, parlando a Roma, il banchiere avverte che «siamo ormai giunti ad un punto in cui il processo di integrazione Ue, per sopravvivere, ha bisogno di un coraggioso salto di immaginazione politica». Per questo serve un Patto per la crescita, da affiancarsi al fiscal compact. A suo avviso la crisi dei debiti sovrani ha svelato «serie debolezze della sua costruzione istituzionale». Le difficoltà a trovare soluzioni condivise «hanno inciso negativamente sulle valutazioni dei mercati»: ieri l´euro è scivolato sul dollaro (sotto 1,26), lo spread si è fermato a quota 418 e tutte le Borse hanno chiuso in rialzo (più 1,13% Milano). Secondo Draghi, i governi di Eurolandia devono definire «in modo congiunto e irreversibile» la loro visione di quale sarà la costruzione politica ed economica che sorregge la moneta unica e come arrivare alla meta. «Questa è la risposta più efficace alla domanda che si leva da ogni parte: cosa sarà dell´euro tra dieci anni?».

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