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Steve Jobs lascia di nuovo Apple

di Daniela Roveda

Steve Jobs lascia di nuovo la Apple per motivi di salute. Un fulmine a ciel sereno, incluso in sei secche frasi comunicate ieri dalla Apple Inc all'universo di clienti, investitori e fan dell'azienda high tech più prestigiosa del mondo. È quanto Steve Jobs ha voluto far sapere, chiedendo esplicitamente al pubblico di rispettare il suo desiderio di privacy. «Amo molto la Apple e spero di tornare appena possibile». Anche questa volta sarà il suo braccio destro Tim Cook, il direttore generale, a prendere in mano le redini dell'azienda high tech con il più alto valore di mercato di Wall Street.

È la terza volta in meno di dieci anni che il 55enne Steve Jobs è costretto ad abbandonare la guida della società da lui co-fondata nel 1976 per curare una rara forma di cancro delle cellule insulari del pancreas. La diagnosi risale al 2003, e all'epoca i medici gli avevano dato sei mesi di vita. Dopo aver tentato una dieta particolare nella speranza di evitare un'operazione, Jobs si mise in malattia per due mesi nell'estate del 2004 per sottoporsi a un intervento chirurgico per rimuovere il tumore. All'epoca disse di non aver avuto bisogno né di radiazioni né di chemioterapia.

Quattro anni dopo, nel 2008, la sua improvvisa perdita di peso scatenò una ridda di congetture su una possibile ricaduta, congetture rivelatesi corrette quando Steve Jobs il gennaio dell'anno successivo si assentò per sei mesi per curare complicazioni di uno «squilibrio ormonale». Solo successivamente si scoprì che Jobs si era sottoposto ad un trapianto di fegato con «prognosi eccellente» al Methodist University Hospital Transplant Institute di Mamphis in Tennessee.

Anche questa volta Steve Jobs ha deciso di comunicare al pubblico il minimo indispensabile, e per questo è stato ancora una volta criticato aspramente. Volente o nolente Steve Jobs è sinonimo di Apple, e il suo stato di salute è per forza un elemento di informazione rilevante per gli azionisti, sostengono molti esperti di corporate governance.

L'ansia degli azionisti pare del tutto giustificata anche perché in passato lo stato di salute di Steve Jobs è risultato molto più grave di quanto la Apple non avesse fatto credere. L'analista Henry Blodget per esempio è sicuro che Jobs non tornerà più, e lo rivela la scelta delle parole usate nel breve comunicato. L'ultima volta Jobs infatti aveva detto «non vedo l'ora di rivedervi in giugno (2009)», mentre questa volta spera «di tornare appena possibile».

L'unica consolazione per gli azionisti è che la Apple verrà lasciata in buone mani. Tim Cook ha sostituito con competenza e successo Steve Jobs le altre due volte, e in ogni caso è lui che gestisce de facto le operazioni alla Apple. Cook è arrivato alla Apple nel 1998, alla vigilia del lancio dell'iPod, il prodotto che ha reinventato l'azienda e rivoluzionato il mondo della musica. Cook ha supervisionato la gestazione dell'iPhone, lanciato da Steve Jobs pochi mesi dopo il ritorno dalla prima assenza per malattia, e la gestazione dell'iPad durante la seconda assenza del carismatico ceo. Wall Street oggi si chiede se Tim Cook abbia la stoffa per diventare amministratore delegato della Apple se Steve Jobs non dovessse mai più tornare, come molti temono. Con la Borsa statunitense chiusa, le azioni di Apple ieri sono crollate del 6,21% a Francoforte: oggi il verdetto del New York Stock Exchange.

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