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Steve Jobs: ha cambiato il computing ma anche musica e cinema

di Marco Magrini

Re Mida trasformava in oro tutto quel che toccava. Steve Jobs ha trasformato tutto quel che ha toccato. Punto e basta. Accreditato come l'uomo che ha acceso la rivoluzione del personal computing, nella seconda metà della sua breve vita ha realizzato ben altro.

Quando nell'ottobre del 2001, un mese dopo l'11 settembre, Jobs lancia sul mercato un costoso iPod qualcuno lo prende per pazzo: cinque o sei anni più tardi, la Apple era la dominatrice, non solo del mercato dei riproduttori musicali ma, con l'iTunes Store, anche di quello della distribuzione discografica digitale.

Già. A quei tempi imperava la pirateria e le majors della musica si affrontavano con due diversi sistemi di vendita delle canzoni, incompatibili fra loro. Sembrava impossibile che qualcuno le mettesse d'accordo. E invece Steve Jobs ci riesce: nel 2003 le convince una per una (a quei tempi erano cinque, ora sono quattro) a firmare un contratto con la Apple Computer, che comincia a chiamarsi Apple e basta. Mentre molte grandi catene di distribuzione fisica di dischi, come Tower Records, chiudevano i battenti, la Apple da sola prende il loro posto nell'era digitale: iTunes Store controlla oggi oltre il 70% del mercato.

Quell'iPod sempre più evoluto e ambito però, assomigliava troppo a un telefono cellulare. Così, comincia a circolare la voce che Jobs stia per trasformare quest'idea in realtà. Due top manager della Nokia, da noi interpellati nell'estate 2006, pochi mesi prima dell'avvento dell'iPhone, risposero che la telefonia mobile è un business a parte, che va conosciuto e sperimentato, pena l'irrilevanza commerciale. Ma poi Jobs ha "toccato" il business della telefonia e l'ha cambiato, se non per sempre, almeno per un bel po'. L'ubiquità degli iPhone intorno a noi (e il valore di borsa della Nokia) sono qui a testimoniare cos'è realmente successo.

Jobs non era un computer scientist, ma semmai un esteta convinto che alla gente piace la semplicità, soprattutto se bella da vedere. Così, non ha inventato nulla. Ha solo preso idee che circolavano in giro – il mouse e l'interfaccia grafica della Xerox; il lettore musicale della Diamond Multimedia; il negozio di musica digitale Pressplay; il telefono touchscreen della Htc – e le ha trasformate in prodotti veri. Nel senso che sono belli, funzionano bene e la gente li vuole, anche a costo di sostenere ore di coda di fronte ai negozi.

Ma c'è anche il mitico tablet di Microsoft. Mitico perché il concept era stato presentato per due anni di fila dal Ceo Steve Ballmer, ma senza che nessun costruttore di Pc si gettasse anema e core nell'operazione. Insomma, si dubitava che esistesse un mercato per i tablet. Poi, Steven P. Jobs l'ha toccato e tutto è cambiato: tutti vogliono un iPad e la concorrenza fatica a tenere il passo dell'innovazione Apple. Stavolta, fatica anche a competere sul prezzo. Anzi, per dirla proprio tutta, l'avvento dell'iPad ha finito per ribaltare i pesi e le misure del personal computing: se si sommano le vendite di tablet e di Pc, Windows sembra il fantasma del sistema operativo monopolista di una volta.

Per completare la lista, bisogna dire che dal suo ritorno alla Apple (1996) alla prematura scomparsa, Jobs ha riportato in auge la sua vecchia invenzione, il Mac. Rivitalizzata dal sistema operativo Mac Os (eredità di quella NeXT che lui stesso aveva fondato dopo la cacciata da Apple) la piattaforma Mac ha quintuplicato le quote di mercato. Ma non si può neppure dimenticare l'avventura cinematografica di Jobs: la Pixar, da lui rilevata nell'86 da George Lucas per 5 milioni di dollari, verrà venduta nel 2005 alla Disney per 7,4 miliardi. E sapete perché? Perché sotto la guida di Steve Jobs, la Pixar è riuscita a creare uno standard elevatissimo di creatività e innovazione tecnologica, puntualmente rincorso e imitato da tutti gli studios.

Steve Jobs, il filosofo del «think different», pensa in mondo diverso, ha trasformato tutto quel che ha toccato. È stato più reale di Mida, ma finirà per essere altrettanto leggendario.

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