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Stepchild adoption allargata

Ok all’adozione del figlio del partner omosessuale. Lo prevede la legge sulle adozioni (articolo 44 della legge 184/1983). A prescindere dalla legge Cirinnà, che si limita a un rinvio alle disposizioni sulle adozioni. La conferma arriva dalla Corte di cassazione (sentenza n. 12962 della prima sezione civile, decisa all’udienza del 26 maggio 2016 e depositata il 22 giugno 2016), che, dichiarando espressamente di non avere preso in considerazione la legge Cirinnà, ha dato ragione a una donna, la quale chiedeva (e ora ha definitivamente ottenuto) di diventare la mamma adottiva della figlia naturale della sua compagna. Si tratta della stepchild adoption, che non è stata espressamente prevista dalla legge 76/2016, con l’argomento usato nel dibattito parlamentare di non aprire alla adozione del figliastro da parte del compagno omosessuale. Ma alla luce della sentenza della cassazione non vi era alcun bisogno di una previsione espressa.

La cassazione richiama e fa proprio, a questo proposito, l’orientamento per cui non sussistono ragioni scientifiche per differenziare tra coppie eterosessuali e coppie omosessuali. Lapidaria la conclusione della sentenza in commento: all’adozione in casi particolari possono accedere le persone singole e coppie di fatto, senza che possano avere un peso gli orientamenti sessuali di chi richiede di adottare e la relazione con il proprio partner. Sia chiaro, però, che la decisione in commento non riguarda la maternità surrogata. Nel caso concreto, infatti, si tratta di una bambina figlia naturale di una delle due donne unite da vincolo affettivo e che l’adozione è richiesta dalla compagna della mamma naturale. La sentenza chiarisce la portata dell’articolo 44 della legge sulle adozioni (n. 184/1983), per inciso fatto salvo dalla legge Cirinnà (comma 20). Ci si deve, dunque, occupare della interpretazione della parte di articolo in cui si subordina l’adozione da parte di un single alla constatazione della impossibilità di un affidamento preadottivo. Sul punto sono emerse due possibili letture, una restrittiva e una estensiva. Quella restrittiva ritiene che l’adozione da parte del single non coniugato possa avvenire solo in presenza di una impossibilità di fatto di affidamento preadottivo: questa situazione si verifica quando c’è una situazione di abbandono o semi-abbandono del minore. Questa è stata la tesi della procura generale che ha impugnato la sentenza di appello, che aveva consentito l’adozione. La Cassazione non ha condiviso questa impostazione e ha aderito a una interpretazione estensiva, basata sul criterio del prevalente interesse del minore. La cassazione ha avuto buon gioco a rilevare che la situazione di abbandono non è richiesta per l’adozione in casi particolari; anzi l’articolo 44 della legge 184/1983 comincia proprio con l’escludere testualmente la necessità della presenza delle condizioni di abbandono, previste per le altre ipotesi di adozione. Nel caso specifico la bambina, coinvolta nella vicenda, fortunatamente non ha mai vissuto in stato di abbandono e, quindi, l’esclusione della necessità di questo presupposto ha aperto la strada alla adozione da parte della compagna della mamma. Inoltre la corte costituzionale ha messo in evidenza come elemento che si può prendere in considerazione ai fini dell’adozione del single anche la continuità di rapporti affettivi tra adottante e adottando (cioè l’esatto contrario della situazione di abbandono).

Impossibilità di affidamento preadottivo, in conclusione, secondo la cassazione, è da interpretarsi non solo come impossibilità di fatto (situazione di abbandono), ma anche come impossibilità di diritto. Quindi si può procedere all’adozione del single, anche da parte del compagno dello stesso sesso del genitore naturale, considerato che in questi casi non è possibile l’affidamento preadottivo (che presuppone che adottante sia una coppia sposata).

A proprio sostegno la cassazione richiama la giurisprudenza della corte europea dei diritti dell’uomo, che ha dato rilievo ai rapporti affettivi, salvo che vi sia una valutazione caso per caso della contrarietà agli interessi della prole.

Antonio Ciccia Messina

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