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Stellantis, sul tavolo con il Governo una posta da 12,5 miliardi

Il peso e lo spazio dell’Italia nella strategia futura di Stellantis si misurerà solo nei prossimi mesi. Lo sa bene il Governo Italiano, sceso improvvisamente in campo dopo aver preferito il silenzio nel corso dei negoziati che hanno dato vita al quarto gruppo mondiale del settore auto. E lo sa bene John Elkann, presidente di Stellantis, primo azionista attraverso la sua Exor della casa auto e rappresentante dell’anima italiana nella nuova società stretta in partnership con i francesi. Ad Elkann il mandato a muoversi insieme al ceo di Stellantis, Carlos Tavares, in uno stretto binario tra gli equilibri di governance, gli interessi dell’azienda e dei suoi azionisti, ma soprattutto tenendo presente gli impegni già presi e quelli futuri verso il Paese.

Il conto verso l’Italia, aperto da Fca e ora intestato a Stellantis, concentra per ora due voci sensibili che sono costantemente monitorate dall’esecutivo: l’impegno a mettere in cantiere 5,2 miliardi di investimenti nei confini nazionali, buona parte dei quali già realizzati; il debito triennale di 6,3 miliardi garantiti dallo Stato erogato da Intesa Sanpaolo a Fca nell’anno della pandemia. Cifre che potrebbero salire a 12,5 miliardi se, come si sta valutando, Stellantis dovesse scegliere l’Italia come sede della prossima gigafactory dopo Francia e Germania. Un tema, quest’ultimo, oggetto del tavolo di lavoro avviato con il Mise.

Fondi tra 600 a un miliardo

In proposito, come riferito ieri dall’agenzia Reuters, il piano del governo sarebbe quello di istituire una partnership pubblico-privata con una partecipazione di spicco detenuta da Stellantis, anche se altre opzioni sono allo studio. Per il gruppo guidato da Tavares, così come per altri player, partecipare a un investimento di questo tipo rappresenta anche l’occasione per approfittare dei fondi stanziati nell’ambito del Pnrr per agevolare la transizione energetica. Secondo quanto è possibile ricostruire, nel piano inviato ad aprile a Bruxelles per accedere ai fondi, Roma ha stanziato circa 600 milioni di denaro pubblico per il progetto di realizzazione di una gigafactory in Italia. Si tratta del primo tassello per sviluppare una gigafactory con una stima di nuova occupazione tra 350 e 500 addetti. Le risorse “pubbliche” però potrebbero anche essere più alte. Viene previsto, infatti, un altro miliardo di euro aggiuntivo per progetti di innovazione legati all’idrogeno o alle batterie. La suddivisione non è però nota. Dunque la base di partenza è almeno di 600 milioni, ma potenzialmente molto di più, su un target di 1,8 miliardi.

Intorno a questi numeri, e più in generale alle condizioni legate alla scelta dell’Italia come sede della gigafactory, è in pieno svolgimento il confronto tra i tecnici del Governo e Stellantis. Solo nelle ultime settimane la delegazione dei vertici del gruppo è stata impegnata in una girandola di incontri istituzionali e il tavolo tecnico è ormai ben avviato. Il top management di Stellantis ha incontrato cinque volte il ministro della Transizione Energetica Roberto Cingolani negli ultimi mesi, ha detto una fonte del ministero a Reuters, aggiungendo che un incontro includeva anche manager di ACC, la joint venture di batterie tra PSA e TotalEnergies. Molto attivo, in questa partita, si apprende, è il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti che nel corso di un incontro con Tavares ed Elkann avrebbe fatto presente ai vertici di Stellantis che una delle priorità è quella che l’Italia possa giocare un ruolo da protagonista nella produzione di veicoli e di batterie. Proprio Giorgetti ha convocato un incontro con Stellantis e i sindacati metalmeccanici il 15 giugno alle 16,30.

In questo quadro e tenendo ben presente questi numeri dovrà muoversi Stellantis che ha indicato l’intenzione di decidere entro fine anno dove collocherà nuove gigafactory in Europa e Stati Uniti, oltre alle due già in progetto in Francia e Germania, in joint venture con una controllata di TotalEnergies. I due impianti rappresentano un investimento complessivo di 5 miliardi di euro e dovrebbero garantire la produzione di batterie per un milione di veicoli l’anno, sulla base di una capacità cumulata di 48 gigawattora. Ma gli obiettivi sono ancor più ambiziosi: costruire una serie di gigafactory per arrivare a disporre di una capacità produttiva di 130 GWh nel 2025 e di 250 GWh nel 2030. Qualche indicazione in più, probabilmente, arriverà in vista dell’Electrification day di Stellantis dell’8 luglio.

Tirato il prestito da 6,3 miliardi

Non solo batterie. Al centro del dialogo tra Governo e gli uomini di Tavares ci sono anche gli impegni in termini di produzione e investimenti presi nell’ambito del maxi finanziamento garantito dallo Sace da 6,3 miliardi erogato a Fca prima del matrimonio con Psa. Pre fusione Fca ha direttamente concordato con il Mef e il Mise, il tutto sancito in una specifica lettera di impegni, di effettuare investimenti aggiuntivi per un totale pari a circa 5,2 miliardi connessi al piano di investimenti sul territorio italiano per progetti di implementazione di nuove tecnologie legate all’elettrificazione. La macro area dell’elettrificazione comprende anche la produzione di batterie. In proposito, secondo i documenti pubblicati sulla Sec, il prestito da 6,3 miliardi a fine 2020 è stato interamente ”tirato”. Resta da capire, a questo punto, se un eventuale impegno di Stellantis in Italia sulla gigafactory possa rappresentare un investimento aggiuntivo rispetto a quelli concordati da Fca e come tale capace di rappresentare un elemento su cui valutare eventualmente di rinegoziare il prestito in questione. Il finanziamento, secondo quanto ricostruito, scadrà a marzo 2023, e sarà ammortizzato in cinque rate trimestrali di pari importo con la prima rata in scadenza il 31 marzo 2022.

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