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Stellantis rivede le stime al rialzo Scatto sulle auto elettriche

Carlos Tavares sorprende il mercato e, in un momento non facile per l’auto, migliora in misura significativa gli obiettivi di redditività che il gruppo Stellantis si era dato a inizio anno. È questo uno dei messaggi più importanti giunti ieri dalla presentazione dei risultati del primo semestre 2021 del gruppo nato a gennaio dalla fusione tra Fca e Psa. I ricavi sono saliti a 75,3 miliardi, con un incremento del 46% rispetto al primo semestre 2020, particolarmente penalizzato dal fermo produttivo per la pandemia, mentre l’utile netto è arrivato a 5,9 miliardi, da una perdita di 813 milioni (i dati sono pro forma per depurarli dagli effetti della fusione).Il numero che più ha colpito gli analisti è il margine operativo, che misura la redditività industriale prima delle poste finanziarie. Nel primo semestre dell’anno si è attestato a 8,6 miliardi, l’11,4% dei ricavi e Tavares, che di Stellantis (partecipata con il 14,4% da Exor, che controlla anche l’editore di Repubblica ) è amministratore delegato, ha fissato al 10% l’obiettivo per l’intero 2021, rispetto al 5,5-7,5% indicato in precedenza. In Borsa il titolo ha guadagnato il 4,23%, a fronte di un indice Ftse Mib in pari.Tavares ha spiegato che i risultati – «numeri forti, che danno fiducia» – sono stati ottenuti in un mercato segnato dai problemi legati alla carenza di semiconduttori, che costringe le case a frenare la produzione. Gli ordini che i fornitori non riescono a evadere hanno ripercussioni sui conti e lo sbilanciamento tra le entrate di cassa e le uscite delle attività industriali (il cash flow) è stato negativo per quasi 1,2 miliardi. «Purtroppo c’è poca visibilità su come evolverà la situazione», ha detto Tavares, spiegando però di non aspettarsi un secondo semestre peggiore del primo per i microchip.Tra i risultati il manager ha sottolineato la redditività record in Nord America (il 16,1%), dove la Jeep Wrangler 4xe nel secondo trimestre è stata l’ibrida plug in più venduta. In Europa, considerando sia le auto passeggeri che i furgoni, il gruppo ha aumentato la quota di mercato dal 22,3 al 23,1%. In Sud America si è confermato leader di mercato (con il 23,6%). Tavares si è soffermato in particolare sulla capacità di marchi come Jeep, Ram, Dodge, Peugeot e Citroën di strappare prezzi superiori alla concorrenza. Tra i successi dei modelli, la leadership di segmento della Opel Corsa in Germania e Regno Unito e quella della Fiat 500e tra le city car elettriche in 10 Paesi.Per il futuro Tavares ha detto che il gruppo procede a tutta velocità nell’elettrificazione e che nei prossimi 24 mesi saranno lanciati 11 modelli con motore solo elettrico e 10 ibridi plug-in. Dal 2024 Ds produrrà solo auto “full electric”, Lancia dal 2026 e Alfa Romeo dal 2027. Per Lancia, che oggi produce la piccola Ypsilon, ha confermato la vocazione globale con il lancio di nuovi modelli a partire dal 2024: «Il primo l’ho già visto, siamo molto eccitati sulle prospettive di Lancia», ha detto.Il manager ha lanciato un messaggio ai sindacati, che ieri sono tornati a esprimere preoccupazione sul settore automotive. La Fim Cisl, che ha definito «importante» la spinta verso l’elettrico, ha chiesto risposte concrete sulle prospettive per gli oltre 7.000 lavoratori del gruppo che in Italia lavorano sui motori a scoppio, mentre la Fiom Cgil ha sottolineato che in diverse fabbriche il gruppo continua a far ricorso alla cassa integrazione. Tavares, a una domanda sul futuro industriale del gruppo in Italia, ha risposto che la linea è quella tracciata con la decisione di realizzare a Termoli una gigafactory di batterie: «Abbiamo avviato un dialogo costruttivo con i sindacati e quasi tutti hanno capito la portata della transizione energetica. Abbiamo spiegato che se manteniamo lo status quo ci mettiamo nei guai. Dobbiamo raggiungere gli obiettivi sulle emissioni di CO 2 , è un must. Accelerare sull’elettrificazione aumenta i costi del 40%, che vanno ammortizzati. Siamo nella giusta direzione. La qualità del confronto con i sindacati e il governo è alta».

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