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Volkswagen, 230 miliardi di ricavi. La Borsa premia la svolta elettrica

Herbert Diess, il ceo del gruppo Volkswagen, sta assumendo sempre più il ruolo di “condottiero”, con la missione di cambiare il corso della storia dell’automobile. «La mobilità elettrica è divenuta il cuore del nostro lavoro», così ha esordito il manager annunciando la realizzazione di sei fabbriche, dalla capacità di 40GWh, all’anno, dedicate esclusivamente alla produzione di batterie e di cellule, elementi chiave della propulsione elettrica. Un “Power Day”, una potente risposta al “Battery Day” di Tesla, una scenografia impressionante, con protagonisti tutti i maggiori cervelli della sua squadra. Il primo stabilimento verrà aperto nel 2023, in Svezia, a Skelleftea, in collaborazione con Northvolt, di cui Volkswagen possiede il 20%, quota che potrebbe aumentare, considerando che ha effettuato un ordine di 11,7 miliardi di euro, scaglionato in dieci anni. Il secondo sarà localizzato, nel 2025, in Germania, a Salzgitter, sarà di proprietà del gruppo che ha acquistato il totale del capitale a Northvolt. L’anno seguente, dovrebbe essere operativo un altro impianto, probabilmente nel sud della Francia, a cui seguiranno, nel 2027, due altri siti in Polonia e in Slovacchia o in Repubblica Ceca. L’ultima struttura non ha ancora una posizione definita ma c’è pressione perché venga installata in Germania. Un investimento complessivo che dovrebbe avvicinarsi ai 30 miliardi di dollari per assicurare al colosso di Wolfsburg l’assoluta indipendenza per i componenti sui cui è concentrato la maggior parte del valore delle vetture a zero emissioni.

«L’auto elettrica ha vinto, noi dobbiamo assicurarci la pole position per la fornitura delle batterie», ha ribadito Diess che vuole vendere 26 milioni di auto elettriche entro il 2030, anche grazie alla piattaforma premium PPE e alla futura SSP, di nuova generazione, che dovrà accogliere i modelli di tutti i brand, completamente digitali, di ogni segmento. Volkswagen, finora, si forniva da specialisti cinesi ed europei, con la verticalizzazione della catena di produzione si potrà arrivare a delle forti economie di scala ( almeno del 5% entro il 2023) che consentiranno «di ridurre della metà i costi per i modelli di entrata di gamma», ha detto Diess. Anche il piano che vede la non sostituzione di 5 mila dipendenti che lasciano volontariamente la società per godere dei benefici pensionabili, è compensato dall’assunzione di giovani maestranze.

Muovendosi sul principio della taglia unica, le cellule delle batterie, per l’80%, saranno identiche per tutti i modelli dei dodici marchi del gruppo, il restante 20%, verrà adattato a seconda delle differenti esigenze. Intanto è portata avanti l’offensiva sulle colonnine di ricarica, stabilita l’installazione di 18 mila punti di ricarica rapida, entro il 2025, in Europa, dopo aver effettuato accordi con gli inglesi di BP, gli spagnoli di Iberdrola e gli italiani di Enel X, per coprire almeno un terzo della domanda totale, operazione in cui sono stati stanziati altri 400 milioni di euro. Le previsioni dipendono anche dall’evoluzione della pandemia in atto nel mondo, dopo aver chiuso il 2020 con un flusso di cassa netto di oltre 10 miliardi di euro, un utile operativo ante special item di 10,6 miliardi di euro (era stato di 19,3 miliardi nel 2019) e ricavi per 229,4 miliardi di euro (252,6 miliardi nel 2019).

«Il focus è posizionato sullo stanziare e riassegnare risorse e capitale per l’elettrificazione, la digitalizzazione e i servizi di mobilità, consolidando e rafforzando la base finanziaria», ha concluso il cfo del gruppo Arno Antlitz. In Borsa le azioni hanno guadagnato il 6,71%.

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