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Stellantis accelera sull’elettrico Farà una gigafactory a Termoli

Era la prima volta che Carlos Tavares era chiamato a raccontare in modo esplicito i programmi di Stellantis, il gruppo automobilistico nato in gennaio dalla fusione tra Fca e Psa. Nell’incontro, fissato ieri per presentare agli analisti il piano per la transizione elettrica, il manager portoghese non si è nascosto e ha iniziato a rivelare i contorni di un’azienda che ha l’ambizione di «diventare leader di mercato nei veicoli a basse emissioni», di ridurre il costo delle batterie del 40% entro il 2024 e di un ulteriore 20% entro il 2030, di migliorare in maniera significativa la propria redditività.Se in Italia la notizia clou è stata l’annuncio che la terza fabbrica europea di batterie del gruppo sarà a Termoli, in Molise, dove oggi vengono assemblati i motori a scoppio, a livello generale Tavares e i manager di Stellantis (partecipata con il 14,4% da Exor, che controlla anche La Repubblica ) hanno svelato i dettagli di un piano che «è già in piena esecuzione e procede a piena velocità », ha detto l’amministratore delegato.Innanzitutto i futuri modelli elettrici “puri” nasceranno su quattro piattaforme comuni, pensate per sostenere una produzione di 2 milioni di vetture l’anno per ciascuna, declinate nei 14 marchi del gruppo. Le gigafactory , come vengono chiamate le fabbriche di batterie, saranno almeno cinque: tre in Europa e due negli Stati Uniti, mentre restano in fase di studio le strategie per lo sviluppo in Cina, il cui annuncio è stato rimandato a quando sarà pronto l’intero piano industriale, tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo: «Per la Cina stiamo elaborando un modello di business completamente nuovo», ha detto Tavares.Infine, gli obiettivi: Stellantis prevede che entro il 2030 il 70% delle proprie vendite in Europa sarà di vetture elettriche, mentre negli Stati Uniti si dovrebbe superare il 40% (un obiettivo più alto rispetto al 35 stimato qualche mese fa). La parte del leone, in queste quote, la faranno le “pure”, mentre le ibride plug-in scenderanno in minoranza: «Il nostro obiettivo è chiaro, arrivare in tempi rapidi a un’offerta di modelli elettrificati che copra l’intera gamma. Dal punto di vista della domanda, però, il successo delle diverse versioni dipenderà da fattori esterni, come lo sviluppo della rete di ricarica o gli incentivi che i governi concederanno per favorire la transizione», ha spiegato Tavares.I volumi elevati che ogni piattaforma dovrà garantire sono la chiave per la sostenibilità finanziaria del piano, che richiederà 30 miliardi di euro di investimenti da qui al 2025 e che darà lo spazio ai singoli marchi per caratterizzare in maniera specifica e individuale i propri modelli. In Europa, ad esempio, Fiat lancerà i suoi nuovi modelli solo elettrici – dopo la 500 e il Ducato proprio nel 2024, mentre Opel dal 2028 sarà un produttore elettrico puro.In Nord America, invece, Dodge sta già studiando la prima “muscle car” alimentata esclusivamente a batterie, mentre il primo “truck” analogo della Ram è previsto nel 2024, quando l’intera gamma del marchio – uno dei più redditizi del gruppo – verrà ridefinita alla luce della svolta ambientale.Tavares ha definito la transizione elettrica che l’auto sta vivendo «una meravigliosa opportunità» e si è detto sicuro che Stellantis riuscirà a massimizzare il rendimento degli investimenti, che già oggi ha stimato essere del 30% superiore alla media del settore.Il manager ha giudicato positivamente il comportamento del gruppo in questi primi mesi dell’anno, nei quali la produzione è stata frenata dalla carenza di semiconduttori: «L’azienda si attende un margine solido per la prima metà del 2021, grazie all’andamento positivo dei prezzi e al mix di prodotto favorevole», ha detto, annunciando che i margini di profitto (a livello operativo) saranno comunque superiori ai valori previsti in precedenza, quando erano stata indicata una gamma compresa tra il 5,5% e il 7,5% dei ricavi. Nel medio termine, attorno al 2026, questo stesso indicatore per Tavares raggiungerà però un livello «a due cifre».

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