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Stefanel non supera il lockdown

Dal boom economico alla crisi post Covid. Con una prospettiva di cessione in due lotti. Per Stefanel, storico marchio della moda fondato in Veneto nel 1959, il lockdown si è rivelato fatale. L’azienda, che già prima della pandemia era in seria difficoltà di bilancio, è ufficialmente in vendita. Con gli eventuali investitori che dovranno far pervenire le manifestazioni di interesse entroil 1º luglio.

Dopo il via libera del ministero dello Sviluppo economico al commissario straordinario, Raffaele Cappiello, a procedere col programma di cessione, all’inizio della settimana è stato comunicato il termine entro il quale poter trasmettere le manifestazioni di interesse per ciascuna delle due componenti della società: il marchio Stefanel, con una trentina di negozi in Italia e lo stabilimento di Ponte di Piave, in provincia di Treviso, e la Spa Interfashion, che commercializza il marchio High.

«Dopo un incontro col commissario straordinario, lo scorso 8 maggio, in cui ci era stata comunicata l’intenzione di non riaprire i negozi alla scadenza del lockdown, avevamo chiesto al Mise un incontro per avere rassicurazioni sul piano occupazionale», ha spiegato la segretaria della Filctem Cgil del Veneto, Tiziana Basso. «L’appuntamento ci è stato accordato, ma non è ancora stato fissato. Possiamo immaginare che il ministero intenda aspettare che passi il 1º luglio per poterci dare qualche informazione in più».

Il marchio è stato ideato da Carlo Stefanel come Maglificio Piave. L’azienda, simbolo del made in Italy negli anni 60, era tra i principali distretti di moda mondiali ed europei, con una presenza radicata a Milano, Londra e Berlino. La società, negli ultimi tempi, aveva tentato un rilancio nel campo del lusso sostenibile, ma senza riuscirci.

La crisi di Stefanel è iniziata anni fa. E dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza la società è rimasta in amministrazione straordinaria dal settembre del 2019. Lo scorso gennaio il commissario straordinario aveva presentato al Mise un piano di rilancio che comprendeva l’ingresso di nuovi investitori. Stefanel, inoltre, prevedeva esuberi volontari tra febbraio e luglio del 2020. Il lockdown, però, è stato letale, con l’amministratore che ha deciso di non riaprire i negozi per evitare un aggravio dei costi. E ora, viste le difficili condizioni economiche, il marchio attende nuovi proprietari.

Al centro della vertenza ci sono le posizioni di 50 dipendenti che operano nella sede di Ponte di Piave e altri 110 che lavorano nei negozi di Stefanel, tutti in cassa integrazione. Secondo i dati dell’ultima informativa al mercato data dalla società, riferiti ad aprile e pubblicati dal Corriere del Veneto, i debiti attuali ammontano a 97 milioni di euro contro i 95 milioni di fine 2019. Un ulteriore passivo dettato in gran parte dal lockdown.

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