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Stati generali, alleati da Conte. Il Pd incalza: serve concretezza

 

ROMA «Abbiamo registrato grande sintonia» fanno sapere i capigruppo 5 Stelle Davide Crippa e Gianluca Perilli, reduci da un incontro con il premier e il ministro dell’Economia sugli Stati generali. «Colloquio positivo», dichiarano Ettore Rosato, Maria Elena Boschi e Davide Faraone di Italia viva, uscendo da Palazzo Chigi dopo aver visto Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri. «Incontro proficuo», dicono all’unisono i capigruppo del Pd Graziano Delrio e Andrea Marcucci.

Peccato che prima di parlare con i giornalisti i due parlamentari dem si siano velocemente scambiati le loro impressioni e in quel breve colloquio a due sia aleggiato il termine «fumoso». Tanto che poi, con i cronisti, sia Delrio che Marcucci rilasciano dichiarazioni che fanno bene intendere cosa pensi veramente il Pd della kermesse di Villa Pamphilj. «Ci vuole maggior concretezza», esorta il primo, «Occorre un progetto serio», dice il secondo. Anche da Iv non si registra grande entusiasmo, ma l’input è di prendere per buoni gli Stati generali per due motivi. Primo, se veramente si sbloccano i cantieri il partito di Renzi si potrà intestare questa vittoria. Secondo, visto che il Pd e il premier in questa fase non sono in rapporti idilliaci, meglio lasciar litigare loro. Solo i 5 Stelle sembrano sinceramente entusiasti. E usano toni enfatici: «Gli Stati generali sono un momento importante di pianificazione», scrive Luigi Di Maio su Facebook.

Ma la verità è che a ieri si escludeva la possibilità di stilare un documento finale di quell’evento. Certo, di qui a quando finiranno gli Stati generali (che durano più di una settimana e che vedranno anche la partecipazione del governatore di Bankitalia Vincenzo Visco) c’è sempre il tempo di riuscire a buttar giù qualcosa nero su bianco. Ma la maggioranza in questo periodo in fatto di documenti ha qualche difficoltà. Mercoledì prossimo il premier riferirà in Parlamento in vista della riunione del Consiglio europeo (al Senato si preannuncia un intervento di Renzi), ma, siccome sul Mes non si riesce a trovare la quadra con i grillini, si punta a presentare una risoluzione di maggioranza quanto mai vaga. Un testo dove ci sarà en passant anche il Mes, ma in cui si ribadirà che prima vengono tutti gli altri strumenti, a cominciare dal Recovery Fund e poi nel caso si potrebbe anche accedere a quel meccanismo per i fondi alla sanità. È quello che ha ribadito Conte al Pd: «Prima chiudiamo il Recovery». Ma a dire il vero anche la presentazione di questa risoluzione di maggioranza non è scontata.

I colloqui di Palazzo Chigi, benché lunghi (con Iv Conte ha sforato l’orario previsto e con il Pd si è intrattenuto due ore) non sono stati certo risolutivi. Per due terzi del tempo ha parlato il premier, Gualtieri è rimasto quasi sempre silente. Il presidente del Consiglio aveva davanti a sé un foglio Excel con su segnati tutti i punti, che da sette sono diventati 15 e indicati a grandi linee gli strumenti per conseguire questi obiettivi. Tra questi lo sblocco dei cantieri, la riforma fiscale, la Green economy, la semplificazione, la velocizzazione della giustizia civile, il sostegno alle imprese.

Il metodo Ciampi

Delrio suggerisce al premier di imitarlo con una lista di obiettivi, cifre e soprattutto date

Delrio ha suggerito a Conte, per essere più concreto, di usare il metodo Ciampi. Il quale, quando era a palazzo Chigi, si preparava un’attenta lista delle cose da fare, con le cifre, i dati e soprattutto date. Non è dato sapere se Conte abbia in animo di seguire quel suggerimento e di condire quel foglio Excel con le cifre che ieri non c’erano.

Prima degli incontri, in mattinata, Nicola Zingaretti aveva riunito in videoconferenza capigruppo e ministri e si era raccomandato: «Non mettiamoci di traverso». Per quanto non entusiasti, anche perché Conte ha promesso a Italia viva e ai 5 Stelle le presidenze delle commissioni Bilancio di Camera e Senato, che sono in scadenza, i vertici del Pd non vogliono andare allo scontro aperto con il premier.

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