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Statali, posto per 80 mila precari assunti i vincitori dei concorsi ma mini taglio alle consulenze

ROMA — Una sorpresa c’è. Alla fine, la sforbiciata alle consulenze esterne così diffuse nel comparto pubblico (valgono 1,2 miliardi l’anno, «lo Stato non se lo può più permettere», riferiva ieri il ministro D’Alia in conferenza stampa) si dimezza: 10 anziché 20% in meno dal 2014. Il decreto “per la razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni”, varato ieri dal Consiglio dei ministri dopo il rinvio di venerdì scorso, esce un po’ ridimensionato dalle limature politiche. La riserva di concorso, fino al 2015, pari al 50% dei posti per i precari, resta. Ma viene “blindata” dall’obbligo – almeno per ministeri, enti di ricerca, agenzie, enti pubblici non economici – di ricorrere prima alle liste di vincitori e idonei di vecchi concorsi. Se poi i precari speravano nell’altra norma – le uscite degli “esuberi” secondo i criteri pre-Fornero – per avere più spazi, anche qui speranze disattese: i termini per i prepensionamenti si allungano, ma solo di un anno (fino al 2015), rispetto ai due previsti nelle bozze di decreto. Esultano invece i camici bianchi precari, fin qui esclusi dalla riserva dei concorsi perché considerati dirigenti. Per la loro stabilizzazione, ci sarà un decreto ad hoc. D’Alia ne calcola 30 mila. Il ministro della Sanità, Lorenzin, 35 mila. Numeri che dunque fanno salire il totale dei precari della P.a. – scuola esclusa – a 180-185 mila.
NESSUNA SANATORIA
Una soluzione definita «strutturale» dal premier Letta, quella del decreto per i precari. E composta da un «percorso parziale di inserimento altamente selettivo» e da «barriere per evitare scorciatoie nelle assunzioni senza passare dai concorsi, come avviene oggi nelle società partecipare». Fino al 2015, tutti gli enti e ministeri che avranno risorse per farlo, bandiranno concorsi e riserveranno metà dei posti ai precari («per selezionare i migliori», sottolineava ieri D’Alia). Ovvero a chi ha avuto un contratto a tempo determinato per tre anni negli ultimi cinque. Non più di 50-60 mila,
calcolano i sindacati. Un terzo del totale (medici a parte). Anche per questo, la Cgil ha ieri espresso alcune critiche al decreto. «È un primo passo», ha chiosato il segretario confederale Nicola Nicolosi. Ma «nel merito va cambiato perché sia garantita una proroga di contratto a tutti i precari in scadenza a dicembre ed evitata la guerra tra poveri». Ovvero tra idonei, vincitori e contratti a termine, che verranno censiti obbligatoriamente da tutte le amministrazioni entro settembre.
SPESE
La stretta sulle consulenze varrà, come detto, la metà di quanto annunciato. Non più il 20% in meno dal 2014, dunque.
Taglio che invece resta per le auto blu (la spesa per queste vetture ancora «vale un miliardo », diceva ieri D’Alia). Ma le amministrazioni censite sono «solo il 70%». Per questo il decreto le «obbliga a trasferire i dati per interventi selettivi», dunque sacrifici mirati, dove serve. I dirigenti che autorizzano acquisti o contratti fuori dalle nuove regole saranno sanzionati, «pagheranno di tasca loro», ha insistito il ministro. Mentre i contratti a termine potranno essere solo «eccezionali e temporanei». Quelli diversi dal tipico «a tempo indeterminato » saranno nulli, a meno che non siano giustificabili da emergenze o contingenze.
PARTECIPATE
La “razionalizzazione” riguarderà anche la galassia di società partecipate dagli enti locali. Qui si annidano i “furbi”, ieri additati da Letta e D’Alia, che pretendono l’assunzione senza essere passati da concorso. Oltre alla scrematura dei precari, anche per queste società scatta l’obbligo della mobilità, per attuare i tagli di spesa previsti già dal governo Monti. «Non saranno più strumento comodo per far salire la spesa pubblica», promette D’Alia. Che poi spiega anche la norma che consentirà procedure più veloci per i lavoratori in esubero da ministeri o enti che hanno i titoli e vogliono passare al dicastero della Giustizia, in carenza di organico (8 mila unità in meno, riferiva ieri D’Alia).
CIVIT E TESTIMONI
Un’altra novità, inserita all’ultimo ritocco del decreto, è la trasformazione della Civit in soggetto pubblico «dedicato esclusivamente alla lotta alla corruzione nella Pubblica amministrazione, alla sua prevenzione e trasparenza», spiega il premier Letta. Le altre funzioni, in primis quella di stilare le “pagelle” a dipendenti pubblici e uffici (le “performance” così care a Brunetta), passano all’Aran, l’agenzia pubblica oggi deputata a scrivere i contratti del comparto statale. O meglio a una sua sezione dedicata, con personale assunto ad hoc. Un’altra norma, fortemente voluta da D’Alia «come atto di giustizia e solidarietà» nei confronti dei 60-70 testimoni di giustizia, ne prevedere l’assunzione nei ranghi dello Stato.
RICERCATORI
Il ministro dell’Istruzione Carrozza, ieri in conferenza stampa, ha infine illustrato una norma che «garantisce autonomia agli enti di ricerca», semplificando «l’immissione in ruolo dei ricercatori». Si tratta però solo degli enti vigilati dal dicastero dell’Istruzione. Una buona notizia che quindi non si estende agli altri ricercatori precari: migliaia tra Istat, Cnr, Iss, Ingv. A volte anche il doppio delle dotazioni organiche ufficiali.

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