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Startup senza liquidità “Il 40% rischia di saltare”

MILANO — Agili e resilienti, ma anche fragili e più esposte ai venti della crisi. L’epidemia di coronavirus e il blocco delle attività spaventa le startup italiane. Undicimila quelle registrate, comprese le Pmi innovative, e Talent Garden calcola che siano altrettante quelle non mappate. Quattro su dieci, dice un sondaggio della piattaforma, temono che il virus manderà in fumo la metà del giro d’affari mentre una su dieci soltanto stima di non subire perdite. E’ un mondo spaccato, quello che racconta Davide Dattoli, co-fondatore di Talent Garden: «C’è la nicchia di chi lavora nell’e-commerce o nelle consegne a casa che sta crescendo vertiginosamente. Altri – negli eventi o nel turismo – che hanno azzerato ricavi e prospettive». Due facce di una medaglia unita nel chiedere maggior supporto al governo, per sostenere la crescita o sopravvivere.
Il sistema dell’innovazione italiano è un nano al confronto dei vicini europei. Fausto Boni, presidente di VC Hub Italia (associazione del venture capital) stima che l’anno scorso siano stati effettuati investimenti in startup nell’ordine di 300 milioni: «Un decimo di Francia e Inghilterra, un ottavo della Germania». Il Covid 19 rischia di allargare la forbice. «In pochi giorni gli altri Paesi hanno lanciato misure ad hoc». Parigi, ad esempio, ha stanziato 80 milioni per integrare in rapporto 1 a 1 gli investimenti nelle società tecnologiche, con prestiti convertibili. «E ha un potenziale di fuoco statale da 4 miliardi per esser protagonista attivo dell’innovazione – aggiunge Dattoli – . Noi rispolveriamo l’Iri, quando sarebbe il momento di decidere che economia vogliamo esser dopo la crisi. Restiamo invece vittime della logica di dare poco e a tutti, senza decidere su cosa puntare».
Le misure del governo sono giudicate inappropriate. A cominciare dalle garanzie sui prestiti. Il tetto al 25% del fatturato, ad esempio, penalizza le startup che hanno ancora pochi ricavi ma crescono in tripla cifra percentuale. «Serve denaro in pochi giorni, mentre le procedure autorizzative non si annunciano brevi», dice ancora Boni. Ma c’è un aspetto che preoccupa ancor di più del nuovo debito: il blocco alle iniezioni di capitale. «La criticità principale è la difficoltà nella raccolta», spiega Alessandro Foti, Angel investor da oltre dieci anni. «Le società che hanno chiuso recentemente dei round riusciranno a superare i prossimi 6-12 mesi. Per le altre sarà dura».
Per mantenere oliato il meccanismo, VC Hub ha proposto al governo di aumentare gli incentivi fiscali per chi investe in capitale di rischio e rendere deducibili le spese per acquisizioni di Pmi innovative e affini. Nel breve, le aziende domandano crediti di imposta per coprire i costi fissi, maggiore flessibilità del lavoro con l’estensione dei contratti a tempo determinato e dei periodi di prova e rimborsi rapidi dei crediti Iva.
L’assenza di provvedimenti ritagliati su misura è letta come “tradimento” che si consuma proprio mentre tante idee nate da piccole società stanno rendendo la nostra vita meno drammatica di quel che potrebbe essere: d ai servizi di consegna a domicilio alle app per la ginnastica e l’intrattenimento tra le mura di casa, sono molte le soluzioni che alleggeriscono questi giorni di quarantena o facilitano il lavoro agile.
Quanto al futuro, senz’altro ci sarà una selezione naturale. «Come in tutte le crisi, ci sono anche opportunità », riflette Giorgio Tinacci che ha 28 anni e a fine 2017 ha lanciato Casavo, instant buyer che compra case dai privati, le ristruttura per rimetterle sul mercato guadagnando sul valore accresciuto. Un’azienda altamente tecnologica già capace di raccogliere più di 100 milioni: «Ampie fette di popolazione stanno familiarizzando per necessità con le tecnologie, potrà essere un vantaggio» per le società innovative, dice speranzoso.
«C’è potenziale da non disperdere », osserva Stefano Mainetti, ad di Polihub, che raccoglie 120 imprese innovative. «Le startup potrebbero essere protagoniste dell’economia che nascerà alla fine di questa crisi. Però dobbiamo farle sopravvivere, scongiurare il rischio che non ci arrivino. Sono loro che ci aiuteranno a interpretare la nuova normalità: sarà la fase tre, non la fase due».

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