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Startup L’esclusivo club delle «Billion dollar baby»

Delle migliori startup ha l’età e il successo. Il fondo di venture capital Andreessen Horowitz, lanciato dall’imprenditore (e guru del web) Marc Andreessen e dall’investitore specializzato in tecnologia Ben Horowitz, è sceso in campo nel 2009 e, cinque anni dopo, ha le mani in pasta in sette delle 37 startup mondiali valutate più di un miliardo di dollari. Quasi 1 su 5 di questi gioiellini della tecnologia e dell’innovazione, insomma, è stato finanziato dal duo. Ma non sono gli unici ad avere fiuto per individuare quelle che potrebbero diventare vere e proprie galline dalle uova d’oro. A scorrere la lista delle startup la cui valutazione supera il miliardo (poco meno di 40 dagli Usa alla Cina, la più «anziana» delle quali ha 19 anni e le più interessanti una valutazione da 10 miliardi) un dettaglio balza all’occhio: i nomi degli investitori. Che ricorrono e rispuntano, si tratti di finanziare un nuovo social, un’applicazione o una piattaforma di ecommerce. 
Meglio piccoli
La lista dei finanziamenti del fondo Andreessen Horowitz si allunga di mese in mese. Inutile cercare tra i «pesi massimi» del Billion Dollar Club , l’elenco stilato dal Wall Street Journal con i dati del Journal and Dow Jones Venture Source . Per trovare le startup finanziate dal fondo bisogna scendere sotto i 4 miliardi di valutazione: ci sono il social basato su immagini Pinterest, la piattaforma per l’affitto di alloggi Airbnb, il sistema cloud Box, il servizio di pagamenti via mobile Stripe, lo sviluppatore di tecnologia wireless Jawbone, i siti di eCommerce Fanatics e Fab. Tutte società piccole, almeno rispetto a big del calibro di Dropbox e Xiaomi, in cima alla lista del Wsj con valutazioni da 10 miliardi ciascuna. Ma sulle segnalazioni del fondo meglio tenere gli occhi aperti: tra i suoi primi investimenti la società conta anche partecipazioni in colossi del calibro di Groupon, Instagram, Foursquare, Skype (e Zynga, l’unica che ora arranca).
Anche la banca d’affari Goldman Sachs è alla continua ricerca di startup sulle quali puntare, che si tratti di finanziamenti in arrivo dal gruppo stesso o dalla divisione dedicata al venture . E, diversamente dal fondo Andreessen Horowitz, gli investimenti li fa a 360°: da Dropbox, la prima della lista, a Nutanix, una delle ultime con la valutazione di un miliardo. Entrambe si occupano di cloud storage , ma gli investimenti di Goldman Sachs spaziano anche in altri settori. Come la piattaforma musicale Spotify, l’app per il trasporto Uber, la società di energia alternativa Bloom Energy, lo sviluppatore di sistemi di sicurezza per auto Mobileye, il sito di vendita di abiti di lusso a prezzi scontati Gilt Group.
L’esperienza insegna
Nemmeno gli investimenti di Sequoia Capital, terza società più presente nella lista dopo Andreessen Horowitz e Goldman Sachs, vanno presi alla leggera. In passato il fondo, lanciato nel 1972 da Donald Valentine (considerato il «nonno» dei venture capitalist della Silicon Valley), ha finanziato colossi come Google, Apple, Yahoo ma anche Paypal, Nvidia, Cisco System. Tra le startup dell’elenco sulle quali Valentine ha messo gli occhi oggi ci sono Dropbox e Airbnb, MongoDB (sistemi di gestione big data) e il cinese Diaping (sito di recensione ristoranti). A Sequoia interessa parecchio anche il sistema di pagamento via mobile . La prova? Nella lista ci sono solo due startup che si occupano di sviluppare questo sistema (Square e Stripe) e Valentine le finanzia entrambe.
Tiger Global Management, invece, sembra essere più interessato all’eCommerce , soprattutto se orientale. Il fondo, fondato nel 2001 a New York da Charles P. Coleman III, spunta tra gli investitori dei due big cinesi Jingdong e Vancl. Ma non si limita al settore, e infatti investe anche in Palantir Technologies (sviluppo di software di gestione big data per Cia ed Fbi) e Pure Storage (sistema di storaggio).
Anche i big della tecnologia, però, sono molto attenti alle «nuove leve». Google, per esempio, finanzia sia Uber che Xunley (servizio di peer-to-peer ), Intel invece Box e MongoDB. Mentre dietro a Pure Storage c’è Samsung, dietro Mobileye Motorola e dietro Good Technology (sistemi di sicurezza per mobile) la società di antivirus McAfee. Pure i grandi brand si sono gettati nella mischia: Coca-Cola finanzia Spotify, Starbucks Square, Washington Post Fab. Non mancano anche investitori più curiosi: per esempio l’Ontario teacher pension’s plan board (fondo istituzionale che amministra le pensioni degli insegnanti delle scuole pubbliche del Paese) che ha finanziato i due siti di ecommerce Jingdong e Zalanda.
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