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Startup del credito. Sarà questione di governance

Regole e governance senza confini. I lavori dell’Osservatorio Banca Impresa 2030, che lo scorso anno sono partiti dall’impatto che la tecnologia ha sull’industria del credito e del risparmio e che hanno portato alla pubblicazione del volume Banca Tech (Guerini editore), con le interviste a undici amministratori delegati di altrettanti gruppi bancari italiani, convergono nel nuovo anno di attività verso i temi della governance, del sistema e delle imprese.

Focus sulla flessibilità«L’innovazione tecnologica che sta rivoluzionando l’intero settore bancario, assicurativo e finanziario – ha evidenziato Anna Gervasoni che con Anna Maria Tarantola, Giovanni Gorno Tempini e Daniele Manca compone lo steering committee dell’Osservatorio – ed il suo modo di interagire con la clientela, necessita di un’adeguata struttura di regolamentazione. La nuova infrastruttura regolamentare e di controllo va recepita nei processi di compliance e richiede un adattamento in materia di corporate governance. L’innovazione va inserita in comportamenti ispirati alla trasparenza». Sul tema si è riunito il comitato scientifico dell’Osservatorio, ospitato da Domenico Fumagalli negli spazi milanesi di Kpmg e composto da Giuseppe Castagna (Banco Bpm), Massimo Antonio Doris (Banca Mediolanum), Giampiero Maioli (Crédit Agricole), Victor Massiah (Ubi), Carlo Messina (Intesa Sanpaolo), Marco Morelli (Monte dei Paschi di Siena), Gian Maria Mossa (Banca Generali), Andrea Munari (Bnl-Bnp Paribas), Jean Pierre Mustier (Unicredit), Renato Pagliaro (Mediobanca), Pietro Sella (Gruppo Sella) e Alessandro Vandelli (Bper).

«La gestione della complessità e la flessibilità – si è detto – sono driver del cambiamento che richiedono uno sforzo conoscitivo e culturale pervasivo se si vogliono creare condizioni di competitività nel sistema finanziario e bancario. Centrale è il ruolo dei consigli di amministrazione che, nella loro funzione di organo di indirizzo, controllo e coordinamento, devono individuare nuovi modelli di business, valutarne potenzialità e rischi e decidere in merito agli impatti organizzativi. Efficienza e profittabilità vanno coniugati con l’assesment della forza lavoro. Chi è oggi sul mercato a vivere la trasformazione deve contribuire al dibattito perché non si crei un framework avulso dall’operatività o discriminatorio tra operatori tradizionali che innovano e nuovi player: la regolamentazione deve tutelare con efficacia gli interessi delle parti coinvolte, prevenendo l’insorgere di comportamenti opportunistici e scorretti. Temi di rilievo sono garantire livelli uniformi di sicurezza e rendere omogenea, ancorché proporzionale, la normativa sui diversi operatori».

La lentezza del regolatoreParlare di fenomeno fintech, si è detto, non ha più senso, tanta è la pervasività della penetrazione delle nuove tecnologie in ogni tipologia di industria. È opportuno invece concentrarsi sui temi della rapidità di intervento da parte delle autorità di vigilanza. Il regolatore è lento nel rispondere alle problematiche che emergono dalle nuove tipologie di business, come è il caso del crowfunding, dei nuovi concorrenti che da altre nazioni europee entrano tramite il web sul mercato italiano non sottostando alle medesime regole degli operatori italiani e c’è, anche, un più generale tema di incentivare la corsa all’innovazione. Come si possono guidare i player maturi verso la strada dell’innovazione? A Singapore, è stato detto, è la stessa Banca centrale a spingere in questa direzione, in Italia l’innovazione di prodotto dovrebbe godere per lo meno di un periodo di avviamento durante il quale usufruire di un iter normativo semplificato. Servirebbe una regolamentazione dinamica, che però risulta difficile da applicare in un Paese «impostato alla cultura del sospetto». Temi, ha evidenziato Fumagalli in conclusione, che sottolineano l’importanza della compliance e su cui l’Osservatorio sta lavorando, in vista dell’appuntamento del 13 giugno.

Stefano Righi

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