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Start-up sociali autocertificate

Nuova procedura per il riconoscimento di una start-up a vocazione sociale al fine di godere del particolare regime di favore (Irpef del 25% e deduzioni Ires del 27%) a loro riservato. Attraverso un’autocertificazione il legale rappresentante della società dichiara di operare in via esclusiva in uno o più settori elencati all’articolo 2, comma 1, del dlgs 24 marzo 2006, n. 155, indica il settore di appartenenza, dichiara di realizzare, operando in tale/i settore/i, una finalità d’interesse generale e si impegna a dare evidenza dell’impatto sociale prodotto. Quest’ultimo punto si sostanzia nella redazione, una volta l’anno, di un «documento di descrizione di impatto sociale». La Siavs è tenuta a redigere e trasmettere in via telematica alla Cciaa competente il «documento di descrizione di impatto sociale» in occasione dell’invio dell’autocertificazione citata e, a partire dall’anno successivo, in occasione della comunicazione annuale di conferma dei requisiti prevista ai sensi dell’art. 25, comma 15 del dl 179/2012. Attraverso il documento, l’impresa ha la possibilità di descrivere e dare conto esternamente dell’impatto sociale prodotto, ricorrendo a indicatori di natura qualitativa e quantitativa. Queste le indicazioni contenute nella circolare del ministero dello sviluppo economico del 20 gennaio 2014 n. 3667/C. Il ministero dello sviluppo economico ha poi redatto una guida per start-up innovative a vocazione sociale alla redazione del «documento di descrizione dell’impatto sociale»

Benefici

L’art. 29 del decreto legge 179/2012 ha assegnato dei benefici fiscali maggiorati a favore degli operatori che investono in questa particolare tipologia di start-up innovativa. In particolare, alle persone fisiche e giuridiche che investono in Siavs sono riconosciute rispettivamente detrazioni Irpef del 25% e deduzioni Ires del 27%, mentre queste aliquote si attestano al 19% e al 20% per gli investimenti nelle altre start-up innovative.

Documento di impatto sociale e fase della start-up

Il «documento di descrizione di impatto sociale» riguarderà un impatto atteso nel caso di imprese di nuova costituzione o comunque non ancora giunte al deposito del primo bilancio e un impatto generato nel caso di imprese che hanno già depositato il loro primo bilancio. Nella prima fattispecie, all’impresa è richiesto di fornire una previsione quanto più possibile accurata e attendibile circa l’impatto sociale che intende generare attraverso le proprie attività. Nella seconda, la descrizione dell’impatto sociale assume maggiore concretezza mediante il ricorso a elementi qualitativi e, laddove possibile, quantitativi, misurabili. È bene specificare che, in ogni caso, quello che si richiede è obbligo di rendicontazione e misurazione, non un obbligo di performance. La procedura così costruita è dunque in grado di associare flessibilità, meccanismo di autocertificazione che lascia in capo all’imprenditore di illustrare l’impatto sociale generato, e solidità, le autorità preposte possono contare su una base documentale per verificare la sussistenza del requisito. Le imprese sono fortemente incoraggiate a pubblicare il documento prodotto sul proprio sito ufficiale. Descrivere l’impatto sociale di un’organizzazione significa assegnare alle attività che questa svolge degli effetti più ampi e di lungo termine, effetti intesi come potenziali benefici o cambiamenti che l’intervento genera nella comunità in termini di conoscenze, attitudini, stato, condizioni di vita, valori. Allo stesso tempo, questi risultati devono essere tradotti in termini misurabili.

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