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Start-up o campagne elettorali la raccolta fondi si fa sul web

Lo scorso anno, grazie al crowdfunding, sono stati raccolti quasi 1,5 miliardi di dollari (pari a quasi 1,2 miliardi di euro). Un’iniziativa, alimentata da internet, che si pone come un processo collaborativo di finanziamento dal basso in cui un gruppo di persone mettono in comune il proprio denaro per sostenere gli sforzi di singoli e organizzazioni. Una sorta di colletta sul web: c’è chi lo sceglie per farsi finanziare progetti personali e culturali, chi per sostenere una campagna elettorale e chi per avviare una start-up imprenditoriale. Attualmente esistono circa 500 piattaforme di crowdfunding (principalmente negli Stati Uniti e in Europa) che nel 2011 hanno raccolto complessivamente più di 1.470 milioni di dollari, mentre la stima del 2012 è di 2,8 miliardi di dollari (2,2 miliardi di euro circa). Se all’estero questa modalità è conosciuta da tempo (il caso più noto è quello di Barack Obama che, per finanziare la sua prima campagna elettorale alle presidenziali del 2008, aveva appunto raccolto fondi sul web), da un po’ di tempo questa realtà si è affacciata anche in Italia dove sono nati portali come Eppela, ShinyNote, SiamoSoci o la neonata Starteed.

Nei giorni scorsi, a Roma, si è tenuta la prima convention italiana sul tema «Il futuro del crowdfunding», organizzata anche in virtù dell’approvazione del decreto crescita (dl 179/2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 ottobre) del governo Monti dello scorso 4 ottobre 2012, in cui il crowdfunding figura come uno dei meccanismi di finanziamento per le start-up innovative. Secondo gli organizzatori «in tempi di crisi, un’altra economia basata sulla cooperazione, la fiducia e il coinvolgimento attivo dei cittadini è possibile». Secondo Alberto Falossi fondatore del portale Kapipal «il crowdfunding consente, con tanti piccoli contributi, di poter realizzare un progetto. In realtà è un modello che esiste da sempre: pensiamo, per esempio, alla beneficenza. Inoltre, in passato questo modello su Internet era usato per grandi progetti pubblici da parte di grandi strutture, che potevano però permettersi di poter pubblicizzare la loro iniziativa. Oggi invece, grazie ai social network, qualcosa è cambiato. Anche l’utente comune può contattare tante persone e ci sono molteplici piattaforme che lo aiutano nella raccolta fondi. Il crowdfunding viene usato oggi in tanti settori, ma la cosa interessante è che il 66% dei progetti raccolgono meno di 5 mila dollari, mentre il 35% meno di 2.500 dollari. Questo significa che il crowdfunding è fatto soprattutto di piccoli progetti». Non è detto però che questo modello funzioni per tutte le situazioni. «Quello che non bisogna mai dimenticare», ha proseguito Falossi, «è che i tuoi amici sono il tuo capitale. Per questo non deve mai venire meno la fiducia, visto che le persone non donano mai automaticamente.

Quanto al futuro sicuramente ci sarà una selezione tra i portali esistenti. Inoltre, al momento tasse e commissioni sulle transazioni restano ancora molto alte. La svolta sarà quella di dare l’opportunità agli utenti di donare con un click dal proprio cellulare». Il crowdfunding potrebbe quindi diventare un nuovo sistema economico globale alternativo. «L’importanza di questo modello», ha affermato Alessandra Talamo della Facoltà di psicologia dell’Università di Roma La Sapienza, «non è ancora compreso da tutti. Le persone, quando si imbattono in progetti nei portali specializzati, riconoscono autenticità».

A beneficiare del crowdfunding è stato soprattutto il mondo della musica e del cinema: tantissimi artisti hanno finanziato le loro opere attraverso grazie ai contributi arrivati dalla rete. Ai sostenitori viene in pratica chiesto di acquistare in anticipo l’opera prima ancora della sua realizzazione e distribuzione. Daniele Ferrari, che ha curato la raccolta fondi del film documentario Vinylmania (dedicato alla passione per i dischi in vinile), ha spiegato come attraverso il portale Kickstarter «è stato possibile raggiungere una platea immensa, che ci ha portato sostenitori persino dagli Stati Uniti dove il film altrimenti non sarebbe mai uscito e pubblicato».

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