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Start up, la regina degli unicorni fa rotta sul settore media in Italia

L’Italia vista da Londra è un paese attraente e interessante. È il caso di Nicole Junkermann, la donna del venture capital che ha messo nel mirino il Belpaese, tornato al centro della scena anche grazie alla rispettabilità del nuovo premier Mario Draghi. Dopo aver investito in giro per il mondo e in tutta Europa, il fondo NJF Capital si prepara a fare il suo debutto anche in Italia: l’idea è di trovare il primo Unicorno in Italia. Il mondo delle startup è in fermento, ma per ora il paese non ha prodotto alcuna nuova Glovo o Spotify (le uniche due startup europee che hanno davvero sfondato a livello globale). Il fondo, basato a Londra, ha un cane da tartufi per scovare le future aziende-gioiello: delle 40 neo-aziende che ha attualmente in portafoglio, ben 12 – circa una su tre – è considerata un unicorno.

Il fondo NJF sogna una startup pan-europea e la signora Junkermann, ma coniugata in Brachetti Peretti (è la moglie del conte Ferdinando Maria, erede della dinastia del gruppo petrolifero API), vuole trovarla in Italia. Il suo fondo, però, non deve nulla al capitalismo di relazioni italiano: NJF Capital non ha sottoscrittori, quelli che investe sono solo soldi suoi. È tutto equity proprio, capitale di rischio personale, guadagnato nel corso del tempo. Non avere alle spalle investitori assetati di guadagni immediati o invadenti è un jolly nella manica per investire senza fiato sul collo. Ma anche se NJF li avesse, sarebbero contenti: il ritorno medio del fondo è stato del 30%. La passione e il curriculum della imprenditrice sono nei media: il suo primo investimento fu proprio in Italia, nella Infront, la società di diritti tv sportivi del compianto Marco Bogarelli. Da quell’avventura uscì con una cospicua plusvalenza: Infront fu venduta 650 milioni al fondo Bridgepoint nel 2011.

Nei dieci anni successivi, da quel primo fondo che aveva raccolto 250 milioni, i guadagni li ha sempre reinvestiti in altre aziende: il fondo ha un fiuto per il fintech e le nuove tecnologie. È stata tra i primi investitori in Revolut, la banca via App pioniera nel digital banking. Finora il fondo ha portato a termine 6 uscite da startup. Lo sbarco in Italia per NJF, che per Nicole Junkermann sarebbe però un ritorno, potrebbe essere proprio nei media. Nessuna sfida a colossi come Mediaset e Sky, ma far nascere una casa tv per i giovani nella fascia tra i 27 e 34 anni: nell’Italia che ha ritrovato la fiducia e un nuovo ruolo in Europa, abbondano i talenti, ma mancano i capitali. Problema atavico del sistema industriale italiano: oggi, però, i capitali sono globali e vanno dove ci sono opportunità interessanti. L’Italia del 2021 è un paese interessante: oltre al settore dei media, NJF guarda ad almeno due industrie, quella della salute e la cara vecchia agricoltura. Il Covid ha dato un’enorme accelerata al mondo della sanità e soprattutto ha mostrato come ci sia bisogno di maggiori investimenti per evitare in futuro altre crisi sanitarie globali. Negli ultimi venti anni, però, l’unico terreno della sanità dove la finanza andava a investire erano le aziende biotech: ghiotte attese di ritorni sulla prospettiva di trovare il farmaco del futuro, ma anche tempi di attesa infiniti e rischio di insuccesso altissimo. Oggi invece l’orizzonte si allarga alle startup sanitarie con alto contenuto tecnologic o e la signora Junckermann ne ha messo nel mirino una di Padova. Infine, i capitali oggi cercano anche la terra, quanto di più concettualmente lontano dalla finanza: ma un’altra lezione della pandemia è che c’è bisogno di trattare meglio la natura: l’AgriTech, la tecnologia al servizio dell’agricoltura, è la nuova frontiera dell’innovazione.

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